– “Sono state le ragazze a voler venire in Italia. Nessuno le ha costrette”.
Constantin Sergiu Ilie lo ripete più volte. Il 31enne alla sbarra per tratta di esseri umani, sfruttamento e favoreggiamento della prostituzione minorile ha parlato, ieri, al processo per la vicenda di L. e A., portate a Viterbo dalla Romania e costrette a prostituirsi a 15 e 16 anni.
Ilie si è difeso affrontando a viso aperto la Corte d’assise viterbese. Per quaranta minuti, ha risposto alle domande del pm Fabrizio Tucci e degli avvocati Giovanni Arona e Fabrizio Ballarini.
Nessuna forzatura, secondo Ilie, in quel viaggio della speranza. L. e A. volevano davvero trovare lavoro in Italia, ma nessuno aveva mai detto loro che sarebbero finite a prostituirsi in uno squallido alloggio al “palazzaccio” di via Cattaneo. Per lo stesso Ilie, le ragazze avevano altri progetti: “Pensavano di trovare lavoro in una pizzeria – ha dichiarato in udienza -. Sapevano che Stelian (l’altro imputato, ndr) trasportava persone in Italia e siamo partiti tutti insieme”. Per Ilie, il viaggio si interrompe alla frontiera austriaca: la polizia scopre che, anni prima, era stato espulso dalla Grecia perché senza documenti. Torna indietro e lascia le ragazze con Stelian.
“L. piangeva quando sono andato via”, continua l’imputato. Il pm Fabrizio Tucci gli legge le intercettazioni che parlano di lei: “E’ una bambina questa, non me la prende nessuno – dice il fratello dell’imputato, Octavian Nicolae Ilie, al telefono con Sergiu -. L’ho presa dagli albanesi, vuole tornare indietro”. Sergiu gli risponde che ha debiti e non può cercare altre ragazze. In aula aggiusta il tiro: “Ho detto così, ma non l’avrei fatto”.
Il cuore dell’accusa è tutto qui: per gli inquirenti, Stelian e Ilie hanno venduto L. e A. per mille euro ciascuna a un gruppo di albanesi (molti dei quali condannati nel vecchio processo). Ma dalle intercettazioni si intuisce che L. “rendeva poco”. Per questo, secondo le indagini, il fratello di Sergiu, Octavian – già condannato a otto anni – la ricompra, con l’intenzione di disfarsene, cedendola ai brasiliani. La polizia interviene in tempo a bloccare la nuova trattativa: il blitz della squadra mobile scatta nel marzo 2005, dopo un mese di prigionia.
Dalla prostituzione di L. e A., Sergiu Ilie dice di non aver preso un euro. Non sa neppure come ci siano finite dagli albanesi. Né pensava a Viterbo come destinazione finale. “A. doveva andare a Torino, L. vicino Roma dai parenti. Stelian si era fatto fare una procura per farsela affidare”.
L’accusa ha chiesto alla Corte di acquisire la richiesta di rinvio a giudizio di Stelian, Octavian e Sergiu Ilie in un altro procedimento: quello per sfruttamento della prostituzione ed estorsione ai danni di un commerciante, ripreso mentre faceva sesso con una squillo e ricattato per soldi. Un caso “al palo”: l’udienza preliminare è saltata prima di cominciare. Ma per l’avvocato Ballarini l’inchiesta è “schizofrenica”: tra gli indagati – solo per l’ipotesi di estorsione – c’è anche la 20enne che si prestò al rapporto sessuale col commerciante.
Alla prossima udienza del 29 novembre parlerà Stelian, assente ieri per accudire il padre, malato terminale. Dopodiché, via alla requisitoria del pm e alle arringhe dei difensori. Il 30 novembre la sentenza.
Stefania Moretti


