Orte – Riceviamo e pubblichiamo – Non si può morire a vent’anni, non si può. Le tristi vicende di cronaca anche oggi ci raccontano di un ragazzo gay suicida a 21 anni a Roma. Questo è solo l’ultimo caso di una lunga serie di tragici eventi che coinvolgono persone omosessuali.
Ci si suicida perché vittime di omofobia o perché non si sopporta il confronto tra l’essere gay ed una società malata e profondamente chiusa.
Il compito di arrestare questa drammatica situazione spetta in primis alle istituzioni, da cui attualmente arriva la prima discriminazione verso i gay.
Sono fermamente convinto che il più efficace contrasto all’omofobia sia rappresentato dalla concessione di diritti da parte dello Stato alle persone omosessuali.
La società può cambiare soltanto se le istituzioni guidano questo cambiamento.
Quando parlo di “concessione di diritti” non mi riferisco soltanto a registri delle unioni civili, pacs, dico o roba del genere. Penso al matrimonio civile che va esteso anche alle persone dello stesso sesso.
In una situazione come quella italiana, che definire medioevale sarebbe perfino troppo delicato, l’istituzione del registro delle unioni civili e altri atti simili, acquistano però una valenza simbolica importante e necessaria, fermo restando quanto affermavo sopra.
Se siamo d’accordo che gli omosessuali non siano dei mostri, delle persone malate, allora non dobbiamo e non possiamo aver paura di difendere i loro diritti.
I casi di suicidi da parte di ragazzi gay, le violenze di cui quotidianamente sono oggetto, impongono una presa di posizione molto forte sul tema: quelle persone potrebbero essere i vostri figli, i vostri nipoti, i vostri fratelli.
Occorre rifiutare con forza l’idea che la famiglia “tradizionale” sia messa in pericolo dal riconoscimento delle coppie omosessuali. Il pericolo più grande per una famiglia è rappresentato dalla mancanza di politiche sociali che tutelino il nucleo familiare, tutto il resto sono delle congetture ridicole.
Nell’ultimo consiglio comunale ad Orte, il 16 ottobre 2013, ho portato all’ordine del giorno, insieme agli altri colleghi di minoranza, la proposta di istituzione del registro delle unioni civili. La maggioranza consiliare, con al suo interno persone che si identificano in Sel, ha bocciato il punto all’ordine del giorno.
Tale bocciatura rappresenta un atto barbaro ed incivile, uno dei tanti che avvengono in Italia e che rendono più difficile la vita per ogni ragazzo omosessuale.
La battaglia contro l’indifferenza e l’intolleranza deve continuare anche e soprattutto per quei ragazzi che oggi, 29 ottobre 2013, iniziano il difficile percorso che ho dovuto affrontare anche io. Nessuno sceglie di nascere così ma tutti abbiamo il diritto di vivere in una società normale ed inclusiva.
Tra qualche decennio vorrei non leggere più di adolescenti che si tolgono la vita perché non capaci di sopportare il confronto con la società rispetto al loro essere gay.
Spesso non è solo lo scherno e l’offesa ad uccidere una persona. Guardo con maggior diffidenza alle persone che usano frasi tipo: “Ho molti amici così, ma..”, “Io non discrimino, accetto, ma..”. Quel “ma” è la sintesi più profonda di un’intolleranza volutamente mascherata e dolorosissima.
La Chiesa, su questo tema, sbaglia: nessun essere terreno può giudicare un sentimento grande come l’amore, in qualsiasi modo esso sia espresso. La difesa degli ultimi, dei deboli, dovrebbe essere un principio cardine del cattolicesimo, seguito da nessun “ma”.
Il cambiamento spesso fa paura ma è l’unico mezzo per rendere il mondo un po’ migliore. Rendiamoci attori di questo cambiamento anche per spezzare la terribile sequenza di morte che ormai da troppo tempo insanguina il nostro paese. Noi amministratori, a partire dai piccoli comuni, portiamo sulle spalle questo onere.
Angelo Zeppa
Partito Democratico – Orte
