(s.m.) – Ha bucato l’utero a una paziente con un ferro chirurgico. Il tribunale di Viterbo l’ha condannata a un mese di reclusione per lesioni gravissime.
L’imputata era una ginecologa dell’ospedale Belcolle. Nel gennaio 2008 operò una paziente reduce da un aborto. Un semplice raschiamento diventa un inferno: la sonda di Hegar, usata dalla ginecologa per dilatare la cervice, penetra fino alla parete dell’utero e la sfonda. L’intestino fuoriesce. Il day hospital si trasforma in due giorni di ricovero.
Il pm Franco Pacifici usa le parole del suo consulente per definire l’operato della ginecologa: “un’azione alla cieca”, afferma il magistrato in aula, che parla di “lesioni indiscusse e gravi” e di “carenza di qualunque attività volta a contenere i rischi”.
L’errore medico, per l’accusa, sta nella scorretta modalità di inserire il ferro chirurgico. “Altrimenti – si è chiesto il pm nella sua requisitoria – come si sarebbe potuta perforare la parete dell’utero?”.
La difesa, rappresentata dall’avvocato Giovanna Zavota, ha parlato, invece, di “evento inevitabile”, per la stessa conformazione dell’utero della donna, che creava un angolo impossibile da vedere, anche con un’ecografia. Più che di “errore”, il difensore parla di “rischio”: “un rischio concreto ma imprevedibile, malgrado la ginecologa abbia usato tutte le cautele possibili”.
Il giudice Rita Cialoni ha sciolto le riserve dopo una breve camera di consiglio: un mese, la pena per la ginecologa, condannata anche al pagamento di 1140 euro di multa. Nel frattempo, la paziente ha intentato una causa civile per chiedere i danni alla ginecologa.
