Villa San Giovanni in Tuscia – Venivano picchiate con la scopa e lasciate spesso chiuse in casa da sole.
Ma le botte e i maltrattamenti sono soltanto una parte di quell’inferno che per mesi due bambine di 7 e 12 anni di Villa San Giovanni in Tuscia hanno dovuto subire per mano di chi avrebbe dovuto proteggerle e accudirle.
La più grande oltre agli schiaffi e alle percosse sarebbe anche stata vittima di ripetute violenze sessuali, costretta a vedere film porno e più volte legata al letto con lo scotch sulla bocca.
Un incubo venuto a galla dopo l’ennesima disgrazia capitata in una famiglia dove la serenità, forse, non c’è mai stata.
La mamma delle bambine nel novembre del 2006 subisce un gravissimo incidente stradale e viene ricoverata per molti giorni in ospedale. Il marito, padre solo della bimba più piccola poiché la 12enne era già orfana del padre quando lui iniziò a convivere con la donna, ha bisogno di qualcuno che stia con loro perché lui passa fuori casa troppe ore al giorno per lavoro.
Decide quindi di affidarle per la gran parte delle giornate a una coppia di vicini di casa, amici di famiglia da sempre e che già in altre occasioni avevano fatto da baby sitter alle due piccole quando la madre doveva allontanarsi da casa.
Per almeno un mese le bambine passano molte ore in casa dei vicini, almeno fino alle nove di sera quando il padre torna dal lavoro, o anche fino a notte inoltrata, quando quest’ultimo decide di uscire un po’ dopo cena. A Natale le ragazzine vengono portate dai nonni materni a Sutri e i primi di gennaio intervengono gli assistenti sociali.
Una delle maestre della più piccola, di appena 7 anni, aveva infatti segnalato che la bambina aveva spesso forti attacchi di autoerotismo ossessivo. Un segnale di disagio che fa scattare le indagini da parte della polizia di Viterbo.
Passo dopo passo gli inquirenti scoprono tutte le sfaccettature di quell’inferno, ripercorso ieri in aula al collegio dei giudici presieduto da Franca Marinelli, nella requisitoria del pubblico ministero Fabrizio Tucci.
Secondo l’accusa la più grande delle due bambine, di 12 anni, riferisce di essere stata più volte picchiata sia dal compagno di sua madre, che dalla coppia di vicini di casa con la quale passava molte ore: raramente dalla donna, E.C., e più spesso dall’uomo C.F.
Ma C.F. non si sarebbe limitato solo alle botte. In più di un’occasione avrebbe costretto la ragazzina a guardare con lui, sul divano, film e cartoni animati pornografici. Poi, C.F. si spogliava e si masturbava di fronte a lei, la toccava nelle parti intime e si faceva promettere dalla 12enne di non raccontare nulla a nessuno. In altri casi la legava al letto con dei lacci e le chiudeva la bocca con lo scotch o con un fazzoletto.
Tutto questo sotto gli occhi della sorellina minore, di 7 anni, che pur non essendo mai stata violentata era a volte spettatrice delle molestie subite dalla più grande.
Schiaffi, botte e percosse con la scopa sarebbero state invece rivolte a tutt’e due le bambine, non soltanto da C.F., ma anche dalla moglie E.C.
Quanto al padre della più piccola, M.A., anche lui pare fosse solito picchiare la 12enne, con la quale da sempre aveva un rapporto un po’ conflittuale, motivato forse dal fatto che era subentrato nella sua vita dopo che questa era rimasta orfana del padre naturale a soli tre anni.
Il suo comportamento sarebbe stato infatti meno duro con la bimba più piccola, unica sua figlia naturale. Comunque, quando se ne presentava la necessità, M.A. usciva di casa lasciando entrambe le due sorelline sole chiudendo la porta di casa con un chiavistello dall’esterno.
Dopo la requisitoria del pm Tucci la parola è passata alle difese.
“Il mio assistito non sarà stato certo un padre presente – ha detto l’avvocato Claudia Capotosti, legale di M.A. – ma mancava da casa solo per lavorare e non può essere incolpato per aver lasciato le piccole a una coppia di vicini di cui si fidava anche la moglie, ricoverata in ospedale dopo un grave incidente stradale. Quanto alle dichiarazioni della 12enne, è stato riferito in diverse occasioni e da diverse persone che si tratta di una ragazzina borderline e tendente alla menzogna”.
Dello stesso avviso anche l’avvocato Matteucci, difensore dell’unica donna imputata, E.C. “Mi associo alla mia collega per quanto riguarda la descrizione della 12enne – ha spiegato ai giudici – e aggiungo che ha condizionato molto anche le dichiarazioni della bambina più piccola, spesso quasi sottomessa a lei”.
Più articolata l’arringa dell’avvocato Torregrossa per la difesa di C.F. accusato di violenza sessuale su minore, violenza privata e maltrattamenti, per il quale il pm aveva chiesto una pena totale di 12 anni e 10 mesi di reclusione.
“Ci troviamo di fronte a una vicenda sicuramente molto delicata – ha detto al collegio il legale – ma bisogna guardare con precisione i fatti per emettere una sentenza. Ci sono molte incongruenze tra quanto riferito dalle piccole la prima volta che sono state ascoltate e quello che hanno detto, la 12enne in particolare, durante l’incidente probatorio.
La più grande delle sorelline, infatti, dice di aver raccontato una volta alla madre di aver fatto finta di dormire sul divano di C.F., insieme alla più piccola, per sbirciare i film porno. Mai, invece, le avrebbe raccontato di aver subito violenze. Il fatto che poi la versione dei fatti cambi con il tempo e che di fronte al gip vengano aggiunti particolari sempre più scabrosi, non può che farci pensare che ci sia stato, nel frattempo, il consiglio di qualcuno”.
Dopo circa mezz’ora di camera di consiglio, il presidente del collegio Franca Marinelli ha letto la sentenza di condanna a sette anni di carcere nei confronti di C.F. per violenza sessuale e maltrattamenti oltre all’interdizione perpetua dai pubblici uffici, un anno e mezzo a M.A. per abbandono di minori e abuso dei mezzi di correzione, e tre mesi a E.C. per il solo abuso dei mezzi di correzione.
I tre dovranno, infine, risarcire in sede legale anche il comune di Sutri, costituitosi parte civile con il legale Riccardo Catini, poiché il sindaco Guido Cianti era stato nominato per un periodo tutore delle due sorelline.
I giudici hanno ora novanta giorni di tempo per depositare le motivazioni della sentenza. Subito dopo i legali, come hanno già assicurato al termine dell’udienza di ieri, ricorreranno in appello.
