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Tonnellate di rifiuti nascosti sotto terra, niente perizie

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Il tribunale di Viterbo

Il tribunale di Viterbo

Non ci sarà nessuna perizia al processo per traffico illecito di rifiuti a Graffignano.

Il giudice del tribunale di Viterbo Federico Bona Galvagno ha annullato gli accertamenti contabili disposti dal suo predecessore. Servivano a quantificare il danno provocato dalle ventimila tonnellate di rifiuti che, secondo il pm Stefano D’Arma, sarebbero state sepolte in una cava e nei terreni in località Pascolaro tra il 2006 e il 2007.

Alla sbarra, sono finiti i tre imprenditori Paolo, Roberto e Luciano Nocchi, la segretaria della loro società “Nocchi Inerti centro Italia” Meri Muzi, l’impiegato Fabrizio Del Medico e il consulente ambientale Davide Drago. 

Secondo le indagini del Nipaf (Nuclei investigativi provinciali di polizia ambientale e forestale) di Marco Avanzo, i rifiuti avrebbero seguito un percorso alternativo alle vie canoniche di smaltimento: anziché alla Manufatti centro Italia di Alviano (Terni), i camion con gli scarti sarebbero finiti al Pascolaro e i rifiuti nascosti a qualche metro di profondità.

Due le perizie disposte dal giudice Italo Ernesto Centaro – oggi in pensione -: una contabile, per stimare l’entità del presunto danno ambientale; l’altra sull’eventuale attuale presenza, natura e quantità di rifiuti non riciclabili in località Pascolaro.

Il giudice Bona Galvagno ha revocato la prima e si è riservato sulla seconda che, per ora, non sarà eseguita. Ma il processo ha i minuti contati.

Per un reato grave come il traffico illecito di rifiuti, in teoria, gli imputati rischiano multe salate e pene da due a sei anni di reclusione. In pratica, difficilmente si arriverà a una sentenza di primo grado. Mancano ancora parte dei testimoni dell’accusa, tutti quelli delle difese e delle tre parti civili (Comune di Graffignano, Provincia di Viterbo e Legambiente). Servirebbero almeno altre cinque udienze. Ma il tempo scade nel 2014 e la prossima udienza è a dicembre.


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