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“Un compagno affettuoso e pieno di premure”

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La palazzina di via 4 Novembre

La palazzina di via 4 Novembre, a Barbarano

Il corpo della 52enne portato via dalla casa

Il corpo della vittima portato via dalla casa

I carabinieri nell'abitazione di via IV Novembre a Barbarano Romano

I carabinieri nell’abitazione di via IV Novembre a Barbarano Romano

L'autopsia al cimitero - A sinistra il medico legale Giorgio Bolino

L’autopsia al cimitero – A sinistra il medico legale Giorgio Bolino

Viterbo – Un compagno affettuoso, premuroso e pieno di attenzioni.

Così gli avvocati di Antonio Matuozzo descrivono il loro assistito, che ha accoltellato nel sonno la convivente Anna Maria Cultrera. Era la notte del 12 ottobre.

Il 65enne napoletano, parrucchiere in pensione, chiama alle 3,30 del mattino la caserma di Barbarano Romano. “Ho ucciso la mia compagna”, dice, calmo, ai carabinieri, che si recano in un attimo all’appartamento al primo piano di via IV Novembre 23.

Anna Maria Cultrera, 61enne, ex impiegata alle poste, è riversa tra le coperte in un lago di sangue. All’inizio, le coltellate sembrano dieci. Ma le prime risultanze dell’autopsia rivelano che i tagli sul suo corpo sono molti di più. “Non possiamo far altro che aspettare – spiega l’avvocato Marco Marcucci, che difende Matuozzo insieme al collega Vincenzo Gambera -. Dalle dieci coltellate iniziali, si è passati a ipotizzarne cinquanta. Una differenza sostanziale, che fa cambiare anche il quadro investigativo. Per questo aspettiamo di poter consultare la relazione del perito appena sarà possibile”.

Il perito incaricato dal pm Fabrizio Tucci ha preso quarantacinque giorni dall’autopsia. I difensori di Matuozzo, quella mattina, hanno preferito non andare al cimitero San Lazzaro. “Ci è sembrato più rispettoso nei confronti dei parenti della vittima”, afferma Marcucci. Al di là dell’autopsia, per l’avvocato restano tanti i dubbi da chiarire.

“Innanzitutto il movente, che non è ancora ben delineato. Lui ci ha detto più volte che era pieno di premure nei suoi confronti, ma lei glielo riconosceva a malapena. La signora Anna Maria era malata di cuore. Aveva bisogno di cure e assistenza che lui non gli ha mai negato. Ma, da quanto ci racconta Matuozzo, lei non sembrava contenta. Una sorta di ingratitudine che, a nostro avviso, può essere considerato solo fino a un certo punto il movente del delitto”. 

Il legale aspetta da giorni che il pm sciolga le riserve sull’istanza presentata a quattro mani, con il collega Gambera.

“Chiediamo semplicemente di poter prelevare effetti personali del nostro cliente dall’appartamento – spiega il legale -. E’ rimasto per giorni con indosso gli abiti che aveva al momento dell’arresto. Gli ho comprato qualcosa io, ma ha bisogno dei suoi vestiti e della sua biancheria”.

Il suo morale non sembra aver subìto contraccolpi, dal giorno dell’arresto. “E’ sempre lucido e tranquillo. Sa che quello che ha fatto è grave ed è pronto a pagare”. 


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