Viterbo – Una giungla di società al setaccio degli investigatori.
Continuano a tamburo battente gli accertamenti della guardia di finanza sul patrimonio dei quattro imprenditori indagati per evasione fiscale.
Dopo il mega sequestro preventivo da 9 milioni di euro, le fiamme gialle di Viterbo studiano al millimetro la montagna di carte acquisite sull’impero Sacconi-Galanti. Il tentativo è ricostruire l’intreccio di società in qualche modo collegate agli indagati Mauro Sacconi, ai figli Alessio e Simone e a Fabio Galanti. E qui viene il difficile.
I baschi verdi incrociano dati e scandagliano documenti. Ma per lo screening della mappa di società riconducibili al quartetto servirà più di qualche giorno.
I finanzieri hanno bussato verso le 6 di ieri mattina alle porte della reggia dei Sacconi, ma la verifica fiscale motore delle indagini è del 2008.
Senza sperarci, hanno trovato eccezionalmente a Viterbo anche Galanti, stabilmente residente in Brasile. Proprio lui si sarebbe occupato del trasferimento all’estero della EcoEdil, società edile controllata dagli investigatori.
Nel mirino del nucleo di polizia tributaria, coordinato dal colonnello Domenico Costagliola, c’è la tenuta principesca dei Sacconi sulla Cassia Sud. Un paradiso terrestre appena fuori città, tra centinaia di ettari di verde, viali alberati, piscine e cavalli arabi. E a sovrastare il tutto, il castello di Mauro Sacconi, con tanto di torri. Beni per i quali non è ancora scattata l’ora del sequestro preventivo, proprio perché il panorama societario che si presenta agli occhi dei finanzieri, è frammentato.
Si tratta di individuare i singoli lotti di terreno, per poi attribuirli a un intestatario preciso. Operazione tutt’altro che semplice.
Resta, poi, l’incognita del destino dei proventi dei 3 milioni di euro di immobili già sequestrati. Dei venti lussuosi appartamenti in viale Baracca e sulla Cassia Sud, alcuni sono a uso dei soci di Sacconi (tra cui lo stesso Galanti), altri sono stati affittati a privati. Gli inquilini possono dormire sonni tranquilli. All’orizzonte non c’è nessuno svuotamento forzato degli alloggi che, del resto, contrasterebbe con il fine del sequestro preventivo: non sigillare gli immobili per mandarli in malora, ma offrirli in garanzia allo Stato. Proprio per questo, in teoria, gli affitti potrebbero andare a confluire nel Fondo unico di giustizia, ideato nel 2008 proprio per raccogliere somme relative a sequestri e confische.
I Sacconi e Galanti, intanto, hanno dieci giorni di tempo per decidere se impugnare il sequestro davanti al tribunale del Riesame. “Per ora stiamo ancora studiando – afferma l’avvocato Franco Taurchini -. Valuteremo in questi giorni quanto sarà opportuno il ricorso”.
Stefania Moretti



