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Viterbo – “Impugneremo il sequestro davanti al tribunale del Riesame”.
Per l’avvocato Bernardo Cartoni si preannuncia un weekend di intenso lavoro. Il legale della famiglia Sacconi, destinataria del maxi sequestro da 9 milioni di euro, comincerà domani a preparare il ricorso al Riesame insieme al collega Franco Taurchini.
La speranza è di ottenere il dissequestro dei beni “congelati” dalla guardia di finanza all’imprenditore Fabio Galanti, al collega Mauro Sacconi e ai figli Alessio e Simone: 5,5 milioni di titoli mobiliari e immobiliari e appartamenti di lusso per altri 3 milioni. Male che vada, il ricorso consentirà alle difese di accedere agli atti degli inquirenti.
Per ora, gli avvocati studiano la strategia. Sul castello accusatorio della procura hanno già più di un dubbio.
“Ci sarà da discutere sulla possibilità di sequestrare immobili che appartengono a un’altra società – afferma l’avvocato Cartoni -. E’ vero che si tratta di una società riconducibile ai figli di Sacconi, ma è un soggetto giuridico diverso. Questo sarà uno dei punti che approfondiremo nel ricorso”.
Tre le ipotesi di reato formulate dagli inquirenti: la prima è la sottrazione fraudolenta al pagamento di imposte. “Quello che la procura non dice – prosegue il legale – è che non si sa se queste imposte ci siano. Le verifiche fatte sulla società EcoEdil sono state impugnate davanti alla commissione tributaria che, ad oggi, non si è ancora pronunciata sulla pretesa dell’Agenzia delle entrate. Non sappiamo se tale pretesa è fondata”.
Proprio da una verifica fiscale sulla EcoEdil era stato aperto un fascicolo qualche anno fa. Ma i Sacconi ne erano usciti puliti. Sacconi padre non arrivò neppure al processo. “Fu prosciolto in udienza preliminare – spiega il suo legale -. Il figlio Alessio è stato assolto con formula piena, su richiesta anche dell’accusa”.
La stessa società, aggiunge l’avvocato, “era stata dichiarata fallita dal tribunale di Grosseto, ma la Corte d’appello di Firenze ha ribaltato la sentenza di primo grado revocando il fallimento”. I vari passaggi societari nel mirino delle fiamme gialle, inoltre, sarebbero tuttora al vaglio della commissione tributaria che, al momento, non si è ancora pronunciata.
Sul mancato versamento dell’Iva, l’avvocato cita una sentenza di due giorni fa del tribunale di Milano. Un imprenditore è stato assolto dall’accusa di aver evaso l’Iva per 180mila euro, per la difficile situazione economica della sua azienda. I Sacconi, secondo il legale, non navigherebbero in acque migliori: “La EcoEdil ha crediti notevolissimi nei confronti dei propri clienti che, però, non pagano. La crisi di liquidità ha impedito alla società di versare l’Iva”.
Quanto all’ultima ipotesi di omesse dichiarazioni, per l’avvocato c’è qualche falla nelle modalità di calcolo dell’Iva evasa. “In questo caso è stata conteggiata sulla base delle sole operazioni imponibili attive. Ma esistono delle sentenze della Corte di giustizia dell’Unione europea che dicono che, laddove non sia stata presentata la dichiarazione, l’Iva dovuta è data dalla differenza tra operazioni attive e operazioni passive. Le somme contestate, in poche parole, potrebbero diminuire di molto…”.
L’azienda Sacconi, intanto, continua a lavorare. Nessun divieto di esercitare l’attività imprenditoriale per gli indagati. Il sequestro è un’ipoteca sul futuro per garantire beni allo Stato, in caso di condanna. Uno scossone giudiziario che abbatte il morale degli indagati, ma non intacca la macchina imprenditoriale. Almeno per ora. “La preoccupazione – conclude il legale – è che, per una singola verifica sull’EcoEdil, ci rimettano anche altre società del gruppo, per niente coinvolte dall’indagine. Ma se il gruppo Sacconi salta, centoventi famiglie finiscono in mezzo a una strada”.
Stefania Moretti



