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Viterbo nel degrado, di chi è la colpa, der sinneco Miclini?

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Valerio De Nardo

Valerio De Nardo 

– Sembra che usare ancora il vecchio “sporco comunista” per denominare le mie quattro sciocchezze scritte su Tusciaweb non andasse più bene.

Ho pensato allora, pur sfiorando la profanazione di un titolo stupendo e tragico come “Sommersi e salvati”, di parlare di “sommessi e sguaiati”, che è una definizione ispiratami dalla pletora di commenti per lo più violenti, intolleranti, volgari (non oso immaginare cosa eliminino i filtri redazionali) del web 2.0, cercando, dal canto mio, di usare la maniera sommessa.

Sento che ciò sia quasi necessario, perché oggi pare quasi che l’unica possibilità di confronto sia usare parole contundenti, concetti rozzi destinati a penetrare nella carne dell’avversario, piuttosto che concetti utili a rinvenire terreni comuni con i propri interlocutori.

Non si ha interesse a trovare dei punti di convergenza, piuttosto se non la pensi come me, mi stai automaticamente sulle scatole e devo trovare il modo di farti sapere che sei ‘gnente (elegante raffigurazione usata dalla capogruppo M5S in Senato nel recente dibattito sulla fiducia) e che “te ne devi andare a casa”.

Io ho una concezione per cui se in democrazia uno perde non va a casa, ma siede nella parte minoritaria del parlamento, ma comunque provo a capire perché tutto si inselvatichisce, diventa astio, non solo e forse non tanto nella politica, quanto nella vita di tutti i giorni.

Prima di tutto c’è un problema calcistico: la categoria prevalente in Italia è quella del tifo. Anche se le ricerche di Ilvo Diamanti ci dimostrano quanto rapidamente stia diminuendo la passione calcistica, rimane infatti forte e radicato un atteggiamento del noi contro di voi tipico delle curve.

Rimane anche un certo manicheismo, una concezione religiosa che individua il bene da una parte e il male dall’altra, anche se oggi Francesco ha spiazzato tutti aprendo la sua chiesa al dialogo e al confronto, persino alla contaminazione come terreno inevitabile dell’incontro.

Ma poi c’è un problema di senso cronologico e, parallelamente, di memoria. Ieri non esiste più, c’è oggi e poco conta che tutti i processi abbiano bisogno di tempo per prodursi e dispiegare i propri effetti.

E su questo vengo quindi al piccolo mondo viterbese, in particolare alle polemiche di cui è oggetto la nuova amministrazione comunale. Ed allora le fontane di Michelini, il traffico in centro di Michelini, la spazzatura di Michelini, l’arsenico di Michelini, le case all’Arcionello di Michelini, le società partecipate e tra un po’ i debiti di Michelini (intanto il correttore automatico di word continua a preferire nella scrittura Nichelini, come i centesimi di euro…).

Fatto sta che il sindaco è stato eletto il 10 giugno, poco più di cento giorni addietro. Certo, ad oggi, tranne qualche annuncio ben poco si può dire che sia stato fatto, ma le fontane di Viterbo sono state abbandonate nel degrado in tutti questi anni nei quali il centro storico non è stato chiuso al traffico.

La raccolta dei rifiuti, la pulizia delle caditoie, lo sfalcio dell’erba sono inadeguati, ma l’appalto della nettezza urbana viene dalla precedente amministrazione. L’arsenico è un problema che oggi sta andando a risoluzione, dopo anni di galleggiamento tra deroghe e silenzi. I permessi di costruire all’Arcionello li ha rilasciati l’amministrazione comunale sotto la guida di Marini, come sotto l’amministrazione ancora precedente sono nate e affondate le società partecipate.

Sono tutti problemi che necessitano di tempo per essere risolti. Ma quando, entro il prossimo 30 novembre, Lisetta Ciambella dovrà dire ai cittadini viterbesi qual è lo stato vero delle finanze comunali, ne vedremo delle belle. E allora, di chi è la colpa, der sinneco Miclini?

Il sindaco è consapevole che questa amministrazione ha un grosso deficit di comunicazione, che rischia di diventare rapidamente anche un deficit di credibilità. Ma, attenzione, se la condizione delle finanze comunali è quella che si può sospettare, allora meglio una operazione verità, nella quale emergano problemi e responsabilità e con la quale si vada fino in fondo per eliminare storture e piccoli e grandi privilegi. Come si suol dire: tocca non guardare in faccia nessuno. Le rotture col passato, a volte, sono dolorose, ma il medico pietoso, si sa…

Valerio De Nardo


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