Viterbo – Gli ingredienti delle cellule ottenuti, per la prima volta, dalla polvere di meteoriti.
Capofila dell’esperimento, tutto italiano, è l’università della Tuscia. La ricerca è stata coordinata dal chimico organico e biorganico Raffaele Saladino, con la partecipazione di Michela Delfino e Giorgia Botta dell’ateneo viterbese e del genetista molecolare Ernesto Di Mauro, dell’Università La Sapienza di Roma.
L’esperimento riproduce le reazioni chimiche prodotte dell’impatto di un meteorite su un pianeta. “E’ il primo studio – dichiara Saladino all’Ansa – che dimostra, in modo inequivocabile, che i meteoriti possono catalizzare la sintesi delle biomolecole necessarie per la vita, sfruttando l’energia che si sviluppa nell’impatto con la superficie del nostro pianeta”.
Stando a quanto riporta l’agenzia di stampa, la ricerca ha simulato i processi chimici in atto all’arrivo del meteorite: l’équipe di scienziati guidata da Saladino li ha polverizzati, scaldati a 800 gradi e raffreddati. L’aggiunta di un composto chiamato formammide, alla temperatura di circa 140 gradi, ha favorito la formazione di 76 molecole organiche, come amminoacidi, zuccheri e molecole del metabolismo. Tutto materiale che fa da carburante alle cellule.
Diversi i meteoriti utilizzati per l’esperimento e diverso il loro comportamento a seconda della loro natura. “Tutti danno origine a sostanze utili per la cellula ma – afferma Saladino – in proporzioni differenti, per esempio un meteorite ferroso come Campo del Cielo dà origine a grandi quantità di amminoacidi, mentre meteoriti condritici come Murchison producono maggiormente le basi nucleiche”.
Un risultato che, secondo il professore, fa sì che “possiamo immaginare una vita diversa a seconda della natura del meteorite: per esempio la nascita di una cellula in cui prevale il metabolismo, e quindi l’aspetto energetico, o la nascita di cellule in cui prevale l’apparato genetico, cioè l’informazione”. La conclusione degli studiosi è che la struttura cellulare si sia evoluta col passare del tempo: in un primo momento le cellule dovevano avere un apparato molecolare più semplice, poi sviluppatosi in organismi sempre più complessi.
