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I dati di Legambiente non sono mica oro colato…

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Francesco Mattioli

Francesco Mattioli 

Viterbo – Legambiente, con Ambiente Italia e Il Sole 24 ore ha fotografato lo stato dell’ecosistema urbano, analizzando trattamento dei rifiuti, inquinamento atmosferico, servizi di trasporto pubblico, verde attrezzato e fruibile, uso delle acque, traffico automobilistico, piste ciclabili, consumi di energia,ecc.

Come al solito, Viterbo sta in fondo alla classifica assieme alle città del Sud: 36 esima su 45 delle città sotto i centomila abitanti.

Lodevole l’annuale intento di fotografare – e in certi casi di denunciare – lo stato dell’ecosistema urbano; lodevole perfino al di là della sua correttezza teorico-metodologica, giacché pur nel suo paludamento statistico, l’analisi si rivela condizionata ideologicamente in alcuni aspetti e superficiale in altri.

Due esempi.

Il primo riguarda il dato sulle automobili circolanti: 74 per cento abitanti a Viterbo, il più alto, esclusa Aosta. Un dato che è considerato negativo in assoluto: possedere autovetture sarebbe di per sé una iattura.

Se ne dovrebbe dedurre che, qualora i viterbesi si muovessero tutti a dorso di somaro, veleggerebbero primi in classifica? Circolare in automobile non sarebbe quindi segno di progresso, di benessere, di libertà individuale, ma di eterna dannazione? Certo, la circolazione automobilistica può essere inquinante e persino pericolosa; ma allora, non sarà che il dato da considerare dovrebbe essere un altro?

Ad esempio la densità del traffico per km? Oppure il numero di incidenti da traffico urbano per numero di abitanti? O, ancora, il tasso medio di inquinamento da polveri sottili per kmq? O, al limite, il numero di auto elettriche o a gas metano, o ibride, o Euro 5, per abitante? Alcuni di questi dati in effetti si ritrovano nell’analisi di Legambiente e non sono molto incoraggianti per Viterbo (in certi casi non sono neppure disponibili per la nostra Città): ma almeno sono giustificabili concettualmente. E’ vero che a Roma o a Parigi si circola più in bus o in metro, ma questa è una necessità della città metropolitana; è vero che a Siena si viaggia molto più in bus, ma questa è una scelta di politica ambientale.

Possedere un maggior numero di auto, di per sé, non ha nulla a che vedere con ciò che può avvenire effettivamente nelle politiche ambientali di una città. Il rischio, allora, è che Legambiente ne faccia un fatto ideologico, cioè di rifiuto dell’industrialismo, di un certo tipo di consumismo, magari con qualche nostalgia misoneista per un’Arcadia pastorale.

E’ un discorso complicato; come dire che un eccessivo numero di cellulari impedirebbe la comunicazione faccia a faccia e avrebbe ucciso lo scambio epistolare; o non sarebbe il contrario, e starebbe favorendo un più intenso scambio di comunicazione? E’ dal tempo dello scontro tra apocalittici e integrati che la risposta fluttua a seconda delle ideologie sull’industrializzazione.

Il secondo esempio riguarda l’acqua. I dati relativi ai consumi e alla dispersione non penalizzano Viterbo (18esima su 45); così a qualcuno potrebbe venire in mente che, in fatto di risorse idriche, da noi si sta quasi bene. In realtà gli indicatori di Legambiente non riescono a rilevare l’enorme disagio di un popolazione viterbese che non gode, di fatto, di acqua potabile e che paga in toto il fornitore per un servizio non reso. Come minimo, questo significa che Legambiente rischia di trattare e di valutare questioni che non conosce, che non è in grado di misurare correttamente rispetto ai reali termini dei problemi vissuti a livello locale, confermando così che dell’arsenico nei rubinetti dei viterbesi non importa a nessuno appena si esce dai confini della provincia.

Mi permetto quindi di asserire che il pur lodevole intento di Legambiente non può essere preso per oro colato, perché sul piano teorico e metodologico mostra intromissioni ideologiche, talune contraddizioni e qualche omissione.

Ciò avvertito, ovviamente nessuno può disconoscere l’arretratezza complessiva di Viterbo in fatto di tutela ambientale. Ma ci sono le premesse per un cambio di rotta: attrezzare il parco urbano dell’Arcionello, completare il progetto della Valle di Faul, realizzare un vecchio progetto di piste ciclabili, generalizzare la raccolta differenziata dei rifiuti, moltiplicare le Ztl e chiudere il centro storico monumentale al traffico farebbe schizzare Viterbo in testa alle classifiche ambientali, comprese quelle europee. Alla nuova Amministrazione Civica il compito di conseguire o completare tali obiettivi, irrinunciabili non solo e non tanto per scalare le graduatorie – che ignorano la questione arsenico e considerano la Fiat Panda un mostro alieno – quanto per assicurare ai cittadini una reale vivibilità urbana.

Francesco Mattioli


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