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Il crocifisso è un simbolo storico e non solo religioso

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Francesco Mattioli

Francesco Mattioli 

Viterbo – La redazione mi permetterà di ribattere a certi commenti avanzati da taluni lettori al mio articolo sul crocifisso a scuola, perché invece di argomentare con rispettabili idee diverse dalle mie, mi sembra che si siano lasciati andare a gratuiti insulti personali. Non entro nel merito di tali interventi, che forse meriterebbero un corso accelerato di educazione e un altro di sociologia (per quest’ultimo sono sempre disponibile, lo faccio a livello internazionale da quarant’anni).

Premetto che in teoria il crocefisso nei luoghi pubblici potrebbe anche non starci, in una società laica un simbolo religioso di per sé potrebbe non aver senso.

Una società è composta da tanti diversi fattori: politici, economici, etici, ideologici, ideali, religiosi, tutti altrettanto necessari a soddisfare le esigenze/aspettative degli individui nel corso della loro vita. E’ attraverso questi fattori che l’individuo manifesta la sua partecipazione, il suo senso di appartenenza, quindi anche la sua disponibilità a collaborare alla crescita della società.

Per far ciò, l’individuo ha bisogno di “rinforzi” motivazionali, i quali per un complesso meccanismo che qui non sto ad approfondire, sono fortemente rappresentati anche da “simboli”. Ogni società è ed è stata basata su rinforzi simbolici, anche di tipo visuale: ad esempio, la bandiera italiana per la maggioranza dei cittadini “rappresenta” l’unità d’Italia anche se non per tutti (ad esempio un po’ meno per certi altoatesini e certi leghisti); lo stesso vale per i simboli di Forza Italia o del Movimento cinque stelle, del Fascismo, del Sionismo, del Comunismo e, in piccolo, per gli stemmi delle squadre di calcio o per i loghi delle aziende.

Che si tratti di un simbolo laico, o che sia un simbolo religioso, poco importa, quel che conta è che sia “letto” come una simbolo forte di unione morale di una comunità sociale.

Ora: tranne che nell’ottica marxista più ortodossa e nel razionalismo positivista oggi di ispirazione russelliana, la religione – e in specie quella cristiana – è considerata dalla filosofia politica da un lato come una esigenza/tentativo dell’uomo di spiegare l’esistenza, dall’altro come uno strumento di regolazione etica della società, magari anche sostituibile con una ideologia (come avvenuto nella Cina maoista), ma allo stato attuale ancora estremamente forte come strumento di aggregazione morale e civile.

Di conseguenza, può accadere che in una società la maggioranza dei cittadini possa sentire la necessità di farsi accompagnare, tra i tanti, anche da un simbolo di natura religiosa, e di farlo comparire nei luoghi pubblici, cioè di “istituzionalizzarlo”; soprattutto se questo simbolo religioso rappresenta per la maggioranza i valori della pietà, dell’ amore, della giustizia. Senza che per questo lo stato diventi assolutamente “confessionale”.

Finché la religione cristiana è sentita dalla maggioranza degli italiani non necessariamente come un confessione, ma come un sistema etico di riferimento (e la ricerca ci dice che questo è vero comunque per il 75% degli italiani), i suoi simboli sono capaci di rappresentare l’etica complessiva della società italiana. Può darsi che in futuro i crocefissi possano essere sostituiti da un mezzaluna, da una falce e martello, da un fascio littorio o dalla mela di Apple per rappresentare l’identità della società italiana.

Oggi, per la maggioranza degli italiani, quel crocefisso non è semplicemente il simbolo di una confessione, ma soprattutto di una storia, di un sistema morale a cui tuttora si fa riferimento (alcuni atei compresi). Non sarà secondario ricordare che i princìpì espressi nella Dichiarazione dei diritti dell’uomo del 1948, secondo la stragrande maggioranza dei commentatori, si basano su tre fonti: i Vangeli, la Dichiarazione di indipendenza americana, la Rivoluzione francese.

Si badi bene, fonti eticamente autorevolissime, che tuttavia hanno tutte avuto anche applicazioni censurabili. Ma questo dipende dalle miserie storiche, non dalla forza delle idee. Comprensibilmente a qualcuno il crocefisso nei luoghi pubblici non sta bene e ha il diritto ad argomentare con intelligenza le proprie obiezioni. La storia, e la democrazia, si incaricheranno di dargli o meno ragione.

Grazie dell’ospitalità

Francesco Mattioli

 


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