Viterbo – L’Ato si costituisce in giudizio. Peccato che non esiste.
Strano ma vero, quello che è successo ieri in aula, davanti al giudice di pace Faggioni. La causa è quella promossa da FondAzione per Giuseppina Germani, titolare di un ristorante viterbese in via Cardinal La Fontaine, per ottenere il risarcimento del dearsenificatore, pagato a sue spese.
L’imprenditrice ha trascinato in tribunale Stato, Regione, Provincia, Comune e Talete, che hanno, a loro volta, hanno chiamato in causa l’Ato1.
Ieri mattina, il colpo di scena in udienza: si scopre che l’Ato1 non ha personalità giuridica. L’avvocato dell’imprenditrice, Luigi Padovan, fa rilevare come il codice fiscale dell’Ato coincide c0n quello della Provincia. In parole povere: l’Ato1 non ha alcun titolo a figurare come parte in causa. Né, forse, poteva presentarsi in aula con un proprio avvocato.
Sull’imprevisto incredibile e inspiegabile dovrà pronunciarsi il giudice, che ha preso tempo e rinviato a gennaio, facendo slittare all’anno prossimo la decisione su una causa che si trascina ormai da sei mesi.
Alle prime udienze i chiamati in causa avevano cercato di chiamarsi fuori, sostenendo ognuno di non avere alcuna responsabilità diretta sull’emergenza arsenico e, dunque, sulla spesa sostenuta dalla signora per comprare il dearsenificatore. Un tutti contro tutti che non ha giovato a nessuno: il giudice Faggioni ha respinto l’intera valanga di eccezioni, ritenendo tutti gli enti potenzialmente responsabili. Quindi è passato oltre.
Ora è tutto pronto. Mancherebbe solo la discussione. “Confido in una rapida soluzione del processo – afferma l’avvocato Padovan -. Mi auguro che una volta superato questo scoglio, potremo procedere alle conclusioni”.

