Viterbo – Banche e ipermercati pagano di meno, commercianti e cittadini di più.
E’ l’effetto Tares. Il comune tira dritto per la sua strada, non si torna alla Tarsu, anche se il governo negli ultimi giorni ci ha ripensato, dando la possibilità di scelta alle amministrazioni, fra l’una o l’altra.
Forse perché il provvedimento governativo arriva quando ormai i conti a palazzo dei Priori li hanno già fatti, il centrosinistra ha deciso ieri in commissione di non invertire la rotta, nonostante l’opposizione, a cominciare dal consigliere Gianmaria Santucci (Fondazione), l’abbia chiesto a gran voce. Ma anche gli altri, da Luigi Buzzi (Fratelli d’Italia), Giulio Marini (Forza Italia), Gianluca De Dominicis (M5S) e Chiara Frontini (Viterbo2020) si sono detti favorevoli al ritorno al passato.
Perché gli effetti nelle tasche dei cittadini nell’immediato si vedono: se con la Tarsu si pagavano per un’abitazione 160 euro, con la Tares nel 2014 si passa a 320 per una casa con sei o più occupanti, con un aumento del 100%, 291 euro con cinque persone, 258 euro con quattro occupanti, 223 con tre abitanti, 198 con due.
Va meglio soltanto a chi vive solo, con uno “sconto” di quasi sei euro, pagando 154,56 euro. Così come sorridono gli istituti di credito: avrebbero pagato 567 euro con la Tarsu, pagheranno 410 euro.
Segno meno anche per i banchi di mercato di beni durevoli, si passa da 1331 euro a 769, così come per gli ipermercati, da 622 a 507 euro.
Va comunque detto che la Tares è stata concepita perché copra l’intero costo del servizio, non la Tarsu. Quindi è chiaro che nel secondo caso comunque le amministrazioni sono costrette a coprire la parte che rimane scoperta del costo per il servizio. Con altra fiscalità, ma anche decidendo poste in bilancio che non gravino sui cittadini. Potendo farlo. Dalla minoranza, pur ammettendo che si tratta in questa fase di rimettere mano a un lavoro già fatto, comunque la reputano un’operazione fattibile. Montalto di Castro docet. Lì sono tornati alla Tarsu.
Con la Tares si rassegnino i titolari di garage, cantine e pertinenze d’abitazione con quattro occupanti: rispetto alla Tarsu l’aumento è del 172,55%, da 24 a 65 euro.
Musei, biblioteche, scuole, associazioni e luoghi di culto passano da 147 a 231 euro, campeggi, distributori di benzina, impianti sportivi, da 230 a 373 euro, alberghi con ristorante da 372 a 474 euro, risparmiano gli hotel senza ristorazione, con la Tares pagano 242 euro, sempre di più rispetto alla Tarsu.
Aumenta la tassa pure per le case di riposo e gli ospedali, da 372 euro a rispettivamente 421 e 378 euro.
Uffici e studi professionali passano da 567 a 704 euro.
Negozi, edicole,farmacie, tabaccai e uffici professionali, da 567 euro passano rispettivamente 622, 693 e 704 euro.
Risparmiano qualcosa negozi particolari, specializzati in filatelia, tende, antiquariato: da 566 a 466 euro.
Falegnami, idraulici, fabbri ed elettricisti passano da 230 euro a 317 e le carrozzerie da 230 a 323.
Mense, birrerie e fast food da Tarsu a Tares, pagano 1384 euro rispetto a 1110, così come ristoranti, trattorie, osterie, pizzerie e pub, da 1110 euro arrivano a 1478.
I negozi plurilicenze con la Tares arrivano a 347 euro da 230 di Tarsu.
Ortofrutta, pescheria, fiori e pizza al taglio, sempre da 1110 euro arrivano a 1688. Nemmeno discoteche e night club sono indenni da rincari: da 265 a 358 euro.
Giuseppe Ferlicca
