Viterbo – Lo spettro della lingua blu torna a far paura anche nella Tuscia.
Secondo quanto annunciato da Aldo Grasselli, segretario Sivemp (sindacato italiano veterinari medicina pubblica) all’agenzia di stampa Adnkronos Salute, focolai di bluetongue o lingua blu, malattia infettiva non contagiosa dei ruminanti arrivata in Italia dall’Africa sub-sahariana, stanno risalendo la penisola.
Sono segnalati ormai in Basilicata, Calabria, Lazio in particolare a Roma e Viterbo, Molise, Puglia, Sicilia e Umbria.
Lo sviluppo di questa malattia, che non ha nessuna conseguenza sull’uomo, è dovuto principalmente al mutamento del clima, ormai sempre, più caldo. E se non c’è nessun rischio per l’uomo dal punto di vista sanitario, le cose si mettono male se si passa all’aspetto economico.
“La lingua blu, infatti, non rappresenta un’emergenza per la salute umana, ma un problema economico. Agli allevatori falcidiati – dice Grasselli all’Adnkronos Salute – costa la perdita di capi, pecore e agnelli, che possono valere da centinaia di euro a esemplare fino a molto di più, nel caso di animali selezionati geneticamente. Mentre per la sanità veterinaria si traduce in una spesa per i vaccini e gli straordinari degli operatori impegnati in monitoraggi, verifiche e immunizzazione”.
