Viterbo – Giuseppe Aloisio ascoltato nell’indagine sulla macchina del fango.
L’ex direttore generale della Asl di Viterbo è comparso nei giorni scorsi davanti al pm Massimiliano Siddi, titolare dell’inchiesta per tentata estorsione (e altri reati) su Paolo Gianlorenzo.
Ha chiesto lui di essere ascoltato come persona informata sui fatti.
Proprio Aloisio, in effetti, è da tempo il bersaglio principale degli articoli del giornalista, ex direttore di “Nuovo Viterbo oggi” e “L’Opinione”. Una chiacchierata breve e informale, quella tra Aloisio e gli inquirenti, che avrebbe avuto a oggetto la campagna stampa al limite della persecuzione contro l’ex direttore generale della Asl. Un fuoco di fila durato anni, sotto forma di efferati attacchi ad Aloisio in qualità di principale indagato dell’inchiesta Asl. Una macchina del fango in piena regola che, però, non è contemplata dal voluminoso fascicolo aperto a fine 2011 dagli inquirenti viterbesi su Gianlorenzo e altre dieci persone.
Secondo le indagini del pm Siddi, che ha iscritto Gianlorenzo in tre diversi fascicoli, macchine del fango simili a quelle azionate contro Aloisio sarebbero state la regola per il giornalista.
L’aggressione mediatica agli avversari sarebbe stata una tattica consolidata nelle redazioni di Gianlorenzo, che la conoscevano anche come “metodo Ciarrapico”, dal nome dell’ex senatore Pdl mentore del giornalista: prima gli articoli al vetriolo, poi la ricerca di un compromesso per arrivare all’obiettivo. Quale che fosse.
L’inchiesta che ha portato a galla almeno tre esempi di macchina del fango, qualificati dalla procura come tentate estorsioni. Una – forse la più cruenta – ai danni dell’ex capogruppo Pdl alla Regione Lazio Francesco Battistoni, inquadrata nel presunto accordo corruttivo tra Gianlorenzo e l’ex assessore regionale all’Agricoltura Angela Birindelli. La procura disegna uno schema preciso: per la cifra di 18mila euro, Birindelli pubblicizza le attività del suo assessorato sul quotidiano di Gianlorenzo in cambio delle manganellate mediatiche a Battistoni.
Poi il capitolo Piero Camilli, “colpevole” di aver bloccato una centrale a biomasse a Grotte di Castro, pestando i piedi agli editori di Gianlorenzo. Altra macchina del fango. Altra tentata estorsione contestata al giornalista.
E infine l’editore e imprenditore della sanità Roberto Angelucci, attaccato anche lui in qualità di indagato nell’inchiesta Asl, con un intento preciso: costringerlo ad assumere lo stesso Gianlorenzo come direttore di uno dei suoi quotidiani. “Libero”. O magari il “Nuovo corriere viterbese”. Un’altra macchina del fango costruita “facendo leva sul proprio ruolo di direttore della testata giornalistica L’Opinione”, come scrivono gli inquirenti nell’avviso di conclusione delle indagini. Approfittando – proprio come nel caso di Aloisio – anche del coinvolgimento di Angelucci nella maxi inchiesta Asl.
Stefania Moretti



