Tarquinia – Nata una notte d’estate, è vissuta solo per poche ore: la piccola Viola è morta all’alba del 29 giugno 2012 all’ospedale di Tarquinia.
Di quel parto faticoso e difficile, che ha portato la bimba all’agonia, risponderanno in quattro, due ostetriche e due ginecologi dell’ospedale tarquiniese.
Erano loro di turno la notte in cui Viola è venuta al mondo. Il pm di Civitavecchia Lorenzo Del Giudice li accusa di non aver praticato un cesareo d’urgenza che avrebbe potuto salvare la neonata.
Dopo la richiesta di rinvio a giudizio, depositata nei giorni scorsi, il gip Raffaella De Pasquale ha fissato l’udienza preliminare al 16 gennaio. Parti civili, i genitori, una coppia di Vetralla rappresentata dagli avvocati Paolo Delle Monache e Claudia Polacchi.
Si conclude così la lunga indagine sulla morte della piccola, iniziata come un fascicolo senza ipotesi di reato, né indagati e terminata con quattro imputati per omicidio colposo.
Durissime le conclusioni del magistrato che, nella richiesta di rinvio a giudizio, parla di “negligenza e imperizia” dei medici e di “chiari segni di sofferenza fetale” trascurati.
Sono le 22,30 del 29 giugno quando la madre di Viola arriva all’ospedale di Tarquinia. La piccola nasce con l’aiuto di una ventosa, dopo aver praticato un’incisione. Non piange. Non reagisce neppure alle iniezioni di adrenalina. Il suo cuore smette definitivamente di battere alle 5,30 del mattino.
Oltre alla mancata esecuzione di un cesareo d’urgenza, il pm Del Giudice imputa all’équipe medica di non aver diagnosticato in tempo un’anomalia del cordone ombelicale. Con conseguenze letali per Viola, morta per una grave insufficienza respiratoria.
Conclusioni che il perito del pm, Maria Rosaria Aromatario, ha rilevato dopo più di due ore di autopsia sul corpicino della piccola.
A gennaio, il gup del tribunale di Civitavecchia dovrà decidere sul rinvio a giudizio dei quattro medici.


