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Pneumatici e amianto abbandonati all’Acquabianca

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Isola di prossimità in strada Acquabianca

Isola di prossimità in strada Acquabianca

Un cartello all'isola di prossimità in strada Acquabianca

Un cartello all’isola di prossimità in strada Acquabianca

Cartone abbandonato a terra

Cartone abbandonato a terra

Un'isola di prossimità

Un’isola di prossimità

Cartello posizionato da residenti su una campana del vetro

Cartello posizionato da residenti su una campana del vetro 

Viterbo – E’ vero, l’informazione sulla raccolta rifiuti porta a porta ha difettato e non poco. Comune e Viterbo Ambiente potevano fare di più. Molto di più, per informare i cittadini.

E’ vero che sulle isole di prossimità c’è confusione. Nelle zone non raggiunte dal servizio, diversi viterbesi sono andati in tilt.

Tolti i cassonetti tradizionali, in alcuni casi i nuovi per la differenziata ancora non ci sono. Come a Ponte di Cetti, dove a breve dovrebbero essere posizionati.

Se un’informazione capillare si poteva, anzi doveva fare, rimane un dubbio. Tra le indicazioni da fornire a chi porta l’immondizia alle isole di prossimità, andava spiegato pure che i sacchetti vanno gettati dentro e non fuori i cassonetti?

Che il cartone non va lanciato dall’auto in corsa, ma depositato nelle campane? Che chi ha il porta a porta non deve servirsi delle isole? Pare di sì.

Basta fare un giro per le postazioni sparse nelle zone periferiche di Viterbo per rendersi conto che chi è senza colpe, scagli il primo rifiuto.

Cartone abbandonato a terra, con le campane semivuote, ce n’è pure uno lasciato con destinatario Riserva del lago di Vico.

Nei cassonetti, immondizia raccolta nei sacchetti distribuiti per il porta a porta, quindi portata da viterbesi che preferiscono il fai da te, intasando l’isola o il fenomeno ancora molto forte dell’immondizia portata in trasferta da centri o quartieri vicini. Mentre le isole ecologiche sono nate per chi abita in zone scoperte dal porta a porta.

Come se non bastasse, si trovano abbandonati, oggetti d’ogni tipo, dagli pneumatici alle bici, passando per sdraio e resti di potature.

La situazione più critica è all’isola in strada Acquabianca. Dovrebbe servire una sessantina di famiglie, è quella più di passaggio, in una via molto trafficata.

I cassonetti sono strapieni, sacchi abbandonati ai lati, col vento che trascina i rifiuti ovunque. Come se non bastasse, c’è anche chi si è disfatto pure di tettoie in amianto, con la zona posta sotto sequestro dalla Forestale, in attesa di rimozione.

Colpa di chi poteva, ma è ancora in tempo a farlo, sensibilizzare di più i cittadini, ma anche di un malcostume, che con il nuovo sistema sarà duro far morire.

Fulvio Santini, direttore tecnico Viterbo Ambiente e Maurizio Marini, tecnico della società che ha in appalto la nettezza urbana, nella ricognizione mattutina prendono appunti: i cassonetti della plastica sottodimensionati in un paio di isole saranno aumentati di numero, così come altri accorgimenti. Ma servirà molto di più.

Quando il porta a porta partì nel centro storico anni fa, la campagna d’informazione fu massiccia. Fuori le mura oggi la situazione è ben diversa.

All’epoca gestiva la società partecipata del comune, ora in liquidazione. Evidentemente, non tutto il Cev viene per nuocere.

Per lo spazzamento della città, ad esempio, è stato ripreso il vecchio schema per le zone alberate e non solo.

Da Viterbo Ambiente, però, sostengono di non stare con le mani in mano. Su viale Trieste, dove il contratto prevede la pulizia una volta al mese, è effettuata settimanalmente.

A Viterbo, attualmente nella zona due stanno togliendo i cassonetti, presto saranno tolti anche dalla zona uno e a quel punto il porta a porta sarà completato.

Nel frattempo, svelato il mistero di dove disfarsi delle deiezioni dei cani. Esistono venti punti in città. Pubblichiamo l’elenco completo, così come quello delle isole di prossimità e dei raccoglitori delle pile esauste. Sono tutti all’interno d’esercizi commerciali.

Prima erano in luoghi all’aperto, ma oggetto di vandalismi. A quanto pare le batterie al loro interno hanno materiali che fanno gola a diverse persone e quindi li aprivano per prenderle.

Nessuno li ha informati che rubare non è consentito, oltre che essere un reato…

Giuseppe Ferlicca


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