Viterbo – Il comune rifiuta la Tares. Si ritorna alla Tarsu, con una correzione verso l’alto pari al 16,80%.
Confermate le indiscrezioni, si va verso la vecchia imposta sul servizio raccolta rifiuti.
In seconda commissione, maggioranza e opposizione presentano emendamenti per chiedere il ritorno alla Tarsu, quindi, stop alla Tares e alla relativa approvazione del regolamento.
L’emendamento proposto dal centrosinistra, fra l’altro: “E’ stato presentato – spiega il presidente Livio Treta in commissione – in accordo con la giunta”. Tutti d’un sentimento, Tares addio, o almeno arrivederci al prossimo anno.
Il perché della retromarcia, lo spiega il dirigente Stefano Quintarelli: “Con la Tares – dice Quintarelli – non è possibile mettere in atto tutte le agevolazioni per i cittadini che ci venivano richieste, ma soltanto un numero ridotto”. Con effetti negativi nelle tasche dei cittadini.
“L’avevamo già detto – osserva Gianmaria Santucci (Fondazione) – come opposizione che l’unica strada era questa. Abbiamo perso otto giorni, adesso si ricomincia, ma è stato già presentato dalla giunta il bilancio in conferenza stampa, alla presenza dei consiglieri.
Adesso c’è una delibera di giunta approvata, le tariffe Tares e una serie di punti su cui rimettere mano”.
La Tarsu ritorna, ma siccome gli uffici ormai da un anno ragionano con i parametri nuovi, prudenzialmente il fondo svalutazione crediti passerà da quattrocentomila a seicentomila euro.
“Come maggioranza – spiega Maurizio Tofani (Oltre le Mura) – avevamo chiesto obiettivi da raggiungere rispetto alle imposte che dovevano gravare sui cittadini, mi pare evidente che le possibilità offerte dalla norma relativamente alla Tares hanno creato difficoltà infinite, quindi l’unica soluzione rimane il passaggio a Tarsu. Non pensiamo comunque d’avere perso tempo”.
Un passaggio comunque non indolore. E soprattutto fortemente criticato dal centrodestra, che può cantare il ritornello: “Ve lo avevamo detto”.
Giuseppe Ferlicca



