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Tangenti chieste anche alle suore, Fatica condannato dalla Corte dei conti

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Il funzionario della Soprintendenza Giovannino Fatica

Il funzionario della Sovrintendenza Giovannino Fatica

Viterbo – (s.m.) – Avrebbe chiesto una tangente da 2500 euro persino alle suore della Sacra Famiglia.

Sulla vicenda di Giovannino Fatica, arrestato nel 2009 dalla forestale, la Corte dei conti mette il dito nella piaga.

Il funzionario della Sovrintendenza per i beni architettonici e paesaggistici è stato condannato dalla magistratura contabile a restituire 10mila euro all’erario. La somma corrisponderebbe alle tangenti intascate da Fatica per accelerare alcune pratiche: permessi a costruire tra Soriano e Viterbo, in zone sottoposte a vincolo.

Un giro di mazzette più grande di lui, che aveva coinvolto altre cinque persone, nell’indagine “Dazio” della forestale. Il blitz scatta il 30 settembre 2009. Oltre a Fatica, in manette per corruzione e concussione contestate a vario titolo, finiscono il suo collega Antonio Di Cioccio, il responsabile dell’ufficio comunale di Viterbo Cave e torbiere Massimo Scapigliati, l’imprenditore Domenico Chiavarino e il funzionario regionale Giuseppe De Paolis. Per gli ultimi due il processo è ancora in corso a Viterbo. Gli altri, compreso Fatica, hanno patteggiato. Ma l’istruttoria della Corte dei conti ha riaperto un capitolo che sembrava definitivamente chiuso, almeno per Fatica.

29mila e 500 euro la cifra percepita, secondo le indagini, da Fatica & co.. Un terzo della somma, stando a quanto scritto nella sentenza della Corte dei conti, è attribuibile al funzionario della Sovrintendenza. Otto gli episodi di concussione, a danno di soggetti diversi, tra cui l’architetto Gianni Cardarelli, il geometra Marcuccio Marcucci e persino le religiose della struttura di accoglienza viterbese. 

I magistrati contabili riportano stralci di un’intercettazione di Fatica. Conversazione che “smentisce quanto rappresentato in memoria (dalla difesa, ndr) circa il fatto che Fatica avrebbe avuto solo il torto di fidarsi di persone sbagliate”. Le figure di Di Cioccio e Scapigliati vengono derubricate a “semplici impiegati d’ordine”: senza Fatica, scrivono i magistrati contabili, “il fatto-reato non si sarebbe potuto verificare”.

“Quanto alla risonanza che la condanna di Fatica ha avuto sulla pubblica opinione – si legge, ancora, sulla sentenza – è sufficiente il rilievo che le notizie relative sono apparse in più di un sito web a carattere locale per ritenere provata la modificazione peggiorativa nella valutazione dell’istituzione da parte della pubblica opinione”.

Bocciata anche la tesi difensiva secondo cui “solo le notizie riportate dai quotidiani cartacei a carattere nazionale sarebbero idonei allo scopo” di ledere il buon nome della Sovrintendenza. La Corte dei conti insiste sul ruolo di primo piano dei quotidiani locali. Specie gli online. “Notizie riferentisi a una vicenda relativa a un territorio circoscritto – si legge sulla sentenza – non possono che presentare interesse per i cittadini di quel territorio e indurre in costoro una valutazione peggiorativa dell’istituzione ben più intensa del lettore occasionale di un quotidiano nazionale”.

Quanto alle notizie diramate via web “rivolte a un’utenza individuata attraverso la residenza nel territorio interessato sono ben più capaci di indurre la modificazione peggiorativa nella valutazione dell’istituzione” rispetto alle “notizie di giornali cartacei generalisti, dei quali spesso si leggono le sole notizie di interesse nazionale, limitandosi, per il resto a una frettolosa lettura dei titoli”.


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