Civitavecchia – Si dimettono sedici consiglieri comunali, cade l’amministrazione di Piero Tidei.
Stamattina i consiglieri hanno rassegnato le proprie dimissioni dall’incarico, facendo di fatto chiudere anticipatamente il terzo governo Tidei a Civitavecchia.
A nulla sono valse le dimissioni dello stesso primo cittadino, presentate ieri sera. Una mossa forse per prendere tempo ed evitare quello che a quanto pare era inevitabile. Dimettendosi, infatti, il primo cittadino avrebbe avuto venti giorni di tempo prima che la decisione diventasse irrevocabile e nel frattempo provare a ricucire una situazione che invece si è mostrata insanabile.
“Tidei non si è dimesso – spiega l’ex sindaco Gianni Moscherini – lo abbiamo mandato a casa. Sedici consiglieri hanno rassegnato le dimissioni e quindi quel gesto è stato superato”.
Ne sarebbero bastate tredici di firme, ce ne sono state tre di più: tutto il gruppo di Sel, la Lista civica a sostegno del primo cittadino e un esponente del Partito democratico, Magliani, che però di recente aveva lasciato i Democratici.
Adesso per il comune si apre l’iter che dovrà portare di i cittadini al voto anticipato.
A provocare la rottura, fra l’altro, il prospettato passaggio del servizio idrico ad Acea Ato2.
Nel comunicato con il quale nella tarda serata di ieri ha rassegnato le sue dimissioni, superate dal gesto dei consiglieri della sua ex maggioranza, Tidei parlava dell’impossibilità di portare avanti provvedimenti importanti per la città: “Sono stanco – scrive Tidei – dei continui mercanteggiamenti e delle tensioni anche spesso strumentali che ogni giorno alimentano un clima diventato ormai insopportabile.
I responsabili dovranno farsi carico sino in fondo delle gravi conseguenze che peseranno irrimediabilmente sulla città, sui lavoratori e sullo sviluppo futuro”.
A Civitavecchia si torna al voto, Tidei cade a un anno e mezzo dal voto del maggio 2012. Era la sua terza volta da sindaco, essendo Pietro Tidei eletto per la prima volta sindaco nel 1994 e riconfermato nel 1999. Quindi è stato per due volte parlamentare, prima di tornare a ricoprire il ruolo di primo cittadino, dimettendosi nemmeno un mese dopo dal voto, da parlamentare.

