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Tutti pazzi per la lupetta Carlina

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Tutti pazzi per la lupetta Carlina

Tutti pazzi per la lupetta Carlina

Foto G. Casciani – Carlina ripresa da una fototrappola

Foto G. Casciani – Carlina ripresa da una fototrappola

Foto G. Casciani – La re immissione nell’ambiente di Carlina

Foto G. Casciani – La reimmissione nell’ambiente di Carlina

Andrea Amici

Andrea Amici 

Viterbo – L’hanno trovata esanime in mezzo al bosco e invece di sopprimerla hanno deciso di curarla e riportarla sui monti da dove veniva.

La storia della lupa Carlina, così chiamata in onore di una pianta che cresce nei monti del reatino, inizia questa estate, quando fu trovata in condizioni di vita disperate sul Terminillo.

Tutto parte grazie ad alcune segnalazioni fatte alla forestale. Diverse persone avevano segnalato la presenza di una lupa ferita nel comprensorio del Monte Terminillo. La forestale di Rieti subito in allerta ha deciso di intervenire.

La lupa Carlina trovata esamine viene portata nel centro faunistico di Piano dell’Abatino, unico centro di recupero del reatino.

Dopo appena qualche mese di cure Carlina torna in forma.

E a questo punto della storia che la vita di Carlina si incrocia con quella del  professore, Andrea Amici, del dipartimento Dafne delll’università della Tuscia ed esperto faunista, e il suo team di ricercatori.

Carlina è stata rilasciata sui monti del Terminillo il 31 luglio scorso, e il professor Amici, viste  le ottime condizioni ed il completo recupero dell’animale, ha deciso di apporre un radiocollare per poter studiare il comportamento della specie nei Monti Reatini.

“Alla lupa – dice Amici – ho personalmente applicato un radiocollare satellitare gps che permette di registrare i suoi spostamenti che vengono trasmessi a terra tramite gsm. Ovviamente non è possibile fornire dettagli sulle localizzazioni di Carlina per evitare rischi per l’animale che potrebbero derivare sia da chi teme questa specie, ma anche da presunti ambientalisti che ritengono uno sport andare a disturbare gli animali selvatici”.

Carlina, che dovrebbe avere un’età compresa tra i tre ed i quattro anni, da questa estate  è diventata molto più che un animale selvatico da studiare.

Non passa giorno che le segnalazioni inviate dal radiocollare della lupa non siano passate al setaccio da prof e ricercatori. Spesso anche con il fiato in gola. Le condizioni di salute di Carlina sono un chiodo fisso.

La lupa, che riesce a coprire anche distanze di cinquanta chilometri in una sola notte, fa venire il magone agli studiosi quando improvvisamente decide di riposare.

E’ successo che studenti e professori siano partiti alla ricerca di Carlina solo perché il segnale del suo radiocollare non era del tutto chiaro.

E quando è così che si fa?

Viterbo – Rieti in poche ore, scalata in montagna e ricerca spasmodica di Carlina, che alla fine è sempre lì, viva e vegeta tra le sue montagne.

Maria Letizia Riganelli


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