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Viterbese, i Camilli fanno scena muta

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Il presidente Vincenzo Camilli con il padre Piero in tribuna

Il presidente Vincenzo Camilli con il padre Piero in tribuna

Viterbo – Tutto tace in casa Viterbese.

Né il presidente Vincenzo Camilli né suo padre, l’acclamatissimo patron Piero, rispondono al telefono per commentare la sconfitta dei Gialloblù di questa mattina.

L’addetto stampa della Viterbese, proprio per essere ancora più chiari, ha annunciato che, appunto, la dirigenza ha adottato il silenzio stampa e non risponderà alle domande dei giornalisti.

Una prassi, quella di non rilasciare dichiarazioni quando la propria squadra perde, che non è certo nuova nel mondo del calcio ma che, ogni volta che viene adottata, fa storcere un po’ il naso, in primo luogo ai tifosi.

Già perché i tifosi della Viterbese, quest’anno più che mai, ce la stanno mettendo davvero tutta a seguire i colori gialloblù. Nonostante l’Eccellenza non sia certo una categoria di lusso, nonostante i prezzi del Rocchi non siano proprio irrisori e, perfino, nonostante ci sia bisogno di macinare qualche chilometro su e giù per la regione Lazio in occasione delle trasferte.

Loro sono sempre lì, numerosi, calorosi e speranzosi. Anche dopo i pareggi e le due, pesantissime, sconfitte in trasferta. Tutt’e due da squadre della Tuscia: il Montefiascone prima e il Monterosi dopo.

Perché se non bastasse la delusione che una squadra creata per vincere come la Viterbese, sia stata sconfitta già due volte, il fatto che le due disfatte siano state incassate da due paesotti della Tuscia, che al capoluogo dovrebbero guardare con timore reverenziale, fa male, e pure tanto.

La settimana scorsa Piero Camilli aveva già messo le mani avanti sottolineando, anche dopo l’ottimo 6 a 2 in casa contro il Montecelio, che la difesa va rivista e che i gol incassati sono sempre troppi. Si aspetta quindi con grande impazienza il mercato di dicembre che, tutti se lo augurano, potrebbe sistemare un po’ di cose.

L’amarezza però resta. Anche perché i giocatori sono gli stessi di settembre. Sono gli stessi che nelle prime partite del campionato mietevano successi senza quasi bagnarsi la fronte di sudore. E adesso, invece, si lasciano schiacciare dal Monterosi, che fino a poco tempo fa mai avrebbe sognato di giocarsi un match a viso aperto con i Gialloblù.

Dov’è allora il problema? Un allenatore è già andato e così anche un direttore sportivo. Chi è o, meglio, chi sono i colpevoli di tutto questo? Le ipotesi sono tante, le risposte molteplici. Difficile, però, ottenerle da qualcuno.

L’unica cosa certa è che, almeno per oggi, dai Camilli queste risposte non arriveranno.

Francesca Buzzi


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