Orbetello – “Una morte evitabile quindi prevedibile”
Valentina Col, la 17enne romana morta il 25 agosto scorso nell’ospedale di Orbetello, poteva essere salvata. E’ quanto emerge dalla relazione del ministero della Salute.
La ragazza era stata colta da forti dolori mentre era in vacanza con la famiglia a Pescia Romana.
La diciassettenne si era rotta una costola cadendo mentre si trovava al mare col fidanzato e gli amici. Curata in un pronto soccorso e dimessa con un trauma all’ottava costola, aveva proseguito le vacanze nella casa di famiglia a Pescia Romana. Per i forti dolori il 21 agosto era stata portata all’ospedale di Orbetello, il più vicino, dove era stata ricoverata per le conseguenze di una lesione a un polmone. In ospedale era morta. L’Asl di Grosseto aveva avviato una verifica interna e aveva disposto gli esami per accertare le esatte cause della morte.
Ora arrivano i risultati dell’indagine degli ispettori del ministero della Salute. La relazione è stata consegnata al pm Laura D’Amelio, la quale ha aperto un fascicolo che, al momento, vede coinvolti dieci medici.
Secondo gli ispettori del ministero, la morte sarebbe dovuta a una serie di “imperdonabili superficialità e negligenze commesse dai medici dell’ospedale toscano”.
“Nell’ospedale – scrivono gli ispettori – era in atto una riorganizzazione ma l’esperienza clinica della struttura era decisamente limitata alla cura di anziani e di malati cronici, con l’eccezione dei periodi estivi in cui le tipologie di pazienti cambiano notevolmente”. Per questa ragione “si sollevano interrogativi sulla competenza degli operatori dell’ospedale in merito alla presa in carico di pazienti giovani”.
L’ospedale non avrebbe rispettato il protocollo normale in questi casi. “L’organizzazione del reparto di medicina generale prevede dei briefing mattutini sui singoli casi e l’assegnazione a ogni paziente di un medico tutor. Nonostante queste prescrizioni, l’indagine ha rilevato l’assenza di qualunque annotazione sulla cartella clinica di Valentina da parte del medico tutor. Ancora: la prima riunione coordinata dal medico del reparto in cui Valentina era ricoverata si è tenuta solo il 24 agosto, ovvero alla vigilia del decesso” e non ci sarebbe stata la stesura della”prescritta scheda di valutazione del rischio tromboembolico, così come stabilito dalle procedure indicate dalla Regione Toscana. Se quella scheda fosse stata compilata, a Valentina sarebbe stata somministrata l’apposita profilassi tromboembolica”. E quindi Valentina poteva essere salvata.
Infine gli ispettori hanno anche sottolineato il “mancato coinvolgimento delle competenze pediatriche presenti all’interno dell’ospedale” e l’assenza di esami e cure generalmente prescritte in casi simili a quello di Valentina.
La famiglia della ragazza ha annunciato di volersi costituire parte civile.
“I medici che hanno commesso questi errori gravissimi devono pagare – ha detto la mamma di Valentina -. Quando abbiamo letto la relazione siamo rimasti sconvolti per la disumanità di queste persone. Non si tratta più neanche di errori medici ma di un vero e proprio abbandono di una ragazza di 17 anni”.
