Viterbo – Riceviamo e pubblichiamo – Apprendiamo che, a dodici anni dall’uscita della legge che impone limiti di arsenico nell’acqua, il primo cittadino di Viterbo, durante il convegno tenutosi ieri mattina presso l’università della Tuscia ha dichiarato: “Dobbiamo attivarci per trovare una soluzione definitiva”. Ma allora fino ad oggi cosa è stato fatto?
I Comuni interessati dalla contaminazione di arsenico nell’acqua erano 128 in Italia ma in tutte le altre regioni hanno già risolto da tempo il problema. Mentre nel Lazio e, particolarmente nel nostro territorio, ci risulta che non sia stata trovata neanche la soluzione provvisoria.
I cittadini sono ancora all’oscuro sul funzionamento dei dearsenificatori già installati che dovrebbero servire soltanto zone limitrofe, come Tobia, Carcarelle, ma sulla città di Viterbo non abbiamo notizie neanche in merito all’inizio dei lavori o se esista una alternativa da realizzare in tempi accettabili.
Sappiamo soltanto che continuano ad arrivare avvisi di non potabilità dell’acqua sulle esose bollette della Talete, che continuano le indecorose file alle casette dell’acqua e che il 1 gennaio scatteranno le sanzioni imposte dall’Unione europea. Il paradosso: berremo acqua avvelenata e ci pagheremo anche la multa! Valutiamo positive tutte le iniziative di studio e le sperimentazioni in collaborazione con l’Università ma, sinceramente, pensavamo che fosse già stato fatto un passo avanti. Vorremmo conoscere concretamente quali siano i tempi di attuazione per avere finalmente acqua potabile nelle nostre case.
Siamo perfettamente consapevoli che la responsabilità non ricade soltanto sull’attuale Amministrazione Comunale, anzi, la colpa più grave a nostro giudizio è da imputarsi alle precedenti Amministrazioni che per anni hanno sottostimato il problema senza fornire la dovuta informazione ai cittadini, così le madri non hanno avuto la possibilità di scegliere quale acqua dare ai propri figli. Donne in stato di gravidanza, bambini, ragazzi sono cresciuti assumendo quotidianamente nell’acqua un cancerogeno.
È altrettanto inaccettabile, però, che, a distanza di sette mesi da una campagna elettorale in cui il problema arsenico era tra le priorità, la popolazione non sappia ancora quanto deve attendere.
Il sindaco ha un’occasione per poter rispondere, sabato 14 dicembre alla manifestazione pubblica di piazza del Comune.
Ma soprattutto noi cittadini possiamo scegliere se essere protagonisti attivi che esprimono il loro malessere e le proprie richieste attraverso la piazza o interlocutori passivi, osservatori pronti a lamentarsi sulle comode poltrone di casa.
La piazza può essere ancora il luogo della dimostrazione pubblica per la difesa dei diritti della gente, primo tra i quali il diritto alla salute.
Unione sindacale di base Viterbo
Aderisce al comitato Non ce la beviamo
