Viterbo – Lungo colloquio in procura, ieri mattina, per Marco Fumarola.
Il collaboratore di Paolo Gianlorenzo è stato ascoltato dal pm Massimiliano Siddi.
Un confronto durato almeno un paio d’ore. Volto probabilmente a focalizzare alcuni aspetti dell’organizzazione del lavoro all’interno dell’ufficio di Gianlorenzo.
Dopo le esperienze fallite di “Nuovo Viterbo oggi” e “L’Opinione di Viterbo e alto Lazio”, il giornalista ha aperto un sito web, che ha continuato a portare avanti le pubblicazioni anche dopo il suo arresto.
Più volte, nell’ultimo anno, gli uomini di polstrada e polizia giudiziaria sono entrati in quell’ufficio per acquisire carte e documenti.
Né, del resto, Fumarola è il primo collaboratore di Gianlorenzo chiamato a riferire dal pm Massimiliano Siddi. Molti degli ex di “Nuovo Viterbo oggi” e dell'”Opinione” hanno sfilato nell’ufficio del sostituto procuratore titolare dell’inchiesta sulla macchina del fango: feroci attacchi stampa contro Francesco Battistoni barattati, secondo gli inquirenti, con una delibera da 18mila euro per pubblicizzare le iniziative dell’assessorato regionale all’Agricoltura.
Ma la macchina del fango, stando alle indagini, si sarebbe scatenata contro più persone: tutte quelle dalle quali Gianlorenzo avrebbe preteso qualcosa. E se poi non si riusciva a uccidere il nemico, non restava che farselo amico. “Metodo Ciarrapico docet”, dice Gianlorenzo nelle intercettazioni. E i collaboratori hanno spiegato per filo e per segno il funzionamento di quel metodo al pm.
Dagli stessi collaboratori, del resto, è partita una delle prime denunce che hanno fatto scattare le indagini sul giornalista. In sei, sul finire del 2011, sporsero querela contro il loro direttore, perché licenziati dopo il rifiuto di accettare una drastica riduzione degli stipendi. Ma Fumarola non è tra il gruppo dei dissidenti. Tutt’altro.
Anche dopo il fuggi fuggi generale dei collaboratori, ha continuato a restare al fianco di Gianlorenzo. Fino a oggi.

