Viterbo – Tornano in libertà Daniele Califano e Antonio Pasquini.
L’immobiliarista e il funzionario di banca arrestati per usura aggravata ed estorsione si sono visti revocare oggi pomeriggio gli arresti domiciliari.
L’istanza era stata presentata lunedì scorso dai loro avvocati, Roberto Massatani per Califano e Massimo Boni per Pasquini. Il collegio dei giudici si è espresso in mattinata, su parere del pm Fabrizio Tucci favorevole alla scarcerazione.
“Un risultato che ci aspettavamo – afferma Boni -. Con l’inizio del processo, cadono le esigenze cautelari di inquinare le prove o ripetere i reati. Pasquini è stato anche sospeso dal Banco di Brescia dove lavorava, quindi non potrebbe commettere alcun reato. Noi siamo certi che non ne abbia commessi neanche in passato. Il suo unico interesse era aiutare persone in difficoltà”.
Stessa soddisfazione per l’avvocato Massatani. “Califano non usciva di casa da sei mesi – afferma il legale -. Finalmente è finita la fase restrittiva della libertà in quanto, in effetti, non sussistono più le esigenze concrete e attuali di pericolo di reiterazione del reato”.
Al bancario e all’immobiliarista è rimasto solo il divieto di avvicinamento alle presunte vittime di usura, due donne e un uomo, tutti imprenditori del Viterbese.
Per Califano, l’arresto era scattato ai primi di marzo, nell’ambito del primo blitz della squadra mobile di Viterbo. L’indagine “Senza tregua” scatta dalla denuncia di un’imprenditrice, che racconta di essere finita nella morsa dell’usura dopo aver chiesto un prestito in banca. Pasquini la indirizza a Califano e comincia il valzer degli assegni postdatati e degli interessi alle stelle. Fino al primo intervento della polizia, che arresta l’immobiliarista e denuncia a piede libero il funzionario di banca.
A giugno arriva la seconda ordinanza di custodia cautelare. Stavolta anche per Pasquini, con l’iscrizione nel registro degli indagati per la moglie di Califano. Alla prima imprenditrice, se ne aggiunge un’altra. E poi un commerciante che riferisce agli investigatori di essere finito sul lastrico e fuggito in Romania. In questo caso, all’usura si aggiunge l’estorsione per quei 7mila euro in aggiunta al debito già contratto, per ritardare la restituzione dei soldi.
E poi le case. Califano e Pasquini avrebbero cercato di farle vendere a due imprenditori su tre, anche se, su questo punto, gli indagati si sono difesi tenacemente all’interrogatorio col pm.



