Gradoli – Condannato all’ergastolo in via definitiva, gli resta solo una speranza: quella di rivedere sua figlia.
Paolo Esposito non si rassegna. La Cassazione si è espressa con sentenza irrevocabile sull’elettricista di Gradoli, riconosciuto come l’assassino della sua compagna Tatiana Ceoban e della figlia 13enne Elena, scomparse da Gradoli nel 2009.
Tatiana era anche la madre dell’unica figlia naturale di Esposito. “Non si vedono da un anno – spiega il suo difensore Enrico Valentini -, ma non è disposto a rinunciare a lei”.
Su quella bimba di dieci anni, cresciuta senza la madre e col padre in cella da anni, il tribunale dei minori aveva dichiarato decaduta la patria potestà a Esposito. Decisione ingiusta, per i suoi avvocati Enrico Valentini e Mario Rosati, che l’avevano impugnata davanti alla Corte d’appello minorile. Ma ora che il giallo di Gradoli si è chiuso in Cassazione, non c’è ricorso che tenga: per la legge italiana, Esposito non ha più diritti né doveri sulla figlia, trasferita a Bologna del 2010 e affidata a una conoscente della nonna materna.
“Il fatto che siano venuti meno i presupposti per l’appello non significa che ci fermeremo – afferma, deciso, Enrico Valentini -. La decadenza della patria potestà non implica che Esposito non debba più vedere la bambina. Quanto ai nonni paterni, li hanno addirittura trascinati a giudizio per una vicenda (il presunto tentativo di corruzione di un testimone, ndr) dalla quale sono stati assolti con formula piena. Anche loro non hanno contatti con la bambina da più di un anno”.
La piccola non fa visita al padre dal 29 novembre 2012. Sospesi anche gli incontri mensili e i colloqui telefonici con i nonni paterni. Un accanimento inutile per Valentini, che ha difeso Esposito appassionatamente per tutto il processo. E anche ora che è finita, non può fare a meno di pensare che la verità sia lontana. “Da quattro anni, il mio cliente grida la sua innocenza dal carcere. Io sono il suo avvocato e gli credo. Per questo rispetto con fatica la sentenza. Perché secondo noi, la logica seguita dai giudici è solo verità processuale. Quella reale è un’altra e sarà un’altra finché Esposito continuerà a dirci che non ha fatto niente. Che non sa dove sono i corpi. Che non si spiega le condanne dei giudici e il divieto di vedere sua figlia”.
Contro quel divieto Valentini è disposto a combattere. Come ha sempre fatto dall’arresto dell’elettricista di Gradoli: “Faremo altre istanze al tribunale dei minori. Forse ci muoveremo in altre sedi. Ma non siamo disposti ad arrenderci: con la patria potestà, Paolo Esposito non ha perso il diritto di vedere la bambina. Lotteremo per lui e per i nonni”.



