Viterbo – “E’ stata data esecuzione a una sentenza che non esiste”.
Sono le parole di Patrizio Podda, uno dei fratelli rimasti in presidio per tutta la giornata e la notte di lunedì scorso davanti alla rivendita di formaggi sull’Aurelia di loro proprietà. Nella mattinata di martedì, alle 5, il blitz delle forze dell’ordine per far ragionare i due fratelli che avevano annunciato azioni eclatanti, minacciando anche di darsi fuoco.
Nel pomeriggio del 17, poi, il chiosco è stato demolito.
“La rimozione della nostra attività commerciale – dice Podda – è stata possibile attraverso l’ausilio della forza pubblica messa a disposizione dal prefetto di Viterbo perché Sat potesse fare lo sgombero della struttura anche di fronte a episodi di resistenza umana. Le forze dell’ordine erano state chiamate a intervenire per il 16 dicembre, ma lo sgombero è iniziato in ritardo rispetto all’ordinanza del prefetto di Viterbo e cioè alle 5 del giorno dopo”.
Dopo il blitz all’alba, però, sono iniziate e trattative per arrivare a una mediazione. “Le operazioni di svuotamento sono andate avanti finché all’interno del punto vendita è iniziato un negoziato tra noi, il sindaco Mazzola, la polizia e la Sat. Questo perché abbiamo comunicato che stavamo presentando un ricorso urgente al Tar per bloccare temporaneamente il procedimento di abbattimento. L’esecuzione quindi è stata rinviata a quando il giudice avrebbe emesso la sentenza che, nei nostri confronti, poteva essere favorevole o contraria”.
L’accordo, secondo Podda, ha scavalcato il documento esecutorio. “I nostri avvocati hanno presentato il ricorso al Tar il 17 alle 11,45 – continua -. Non più di un’ora dopo, sono state fatte delle affermazioni da parte di chi coordinava le operazioni di sgombero e le forze dell’ordine che anticipavano, grazie all’intervento di canali preferenziali, il contenuto della sentenza del Tar che non aveva accolto la nostra istanza. Si è inteso procedere nonostante il presidente non avesse ancora depositato gli atti. Un fatto gravissimo”.
Successivamente sono stati avvisati anche gli avvocati dei due fratelli. “I nostri legali hanno intimato che nulla dovesse essere fatto finché la sentenza non fosse stata depositata. A un certo punto sembrava che la volontà andasse in questa direzione. Sta di fatto che alle 17 hanno dato l’ordine di abbattere la struttura. Tutti quindi abbiamo pensato che la sentenza del giudice fosse stata depositata”.
A ieri, invece, ancora nulla. “E’ stata data esecuzione a una fantasmagorica sentenza che, di fatto, non esiste – conclude Podda -. Andremo a fondo e faremo tutto quello che c’è da fare in questi casi. C’è un problema grave in cui qualcuno, non so chi, dovrà assumersi le proprie responsabilità. Se la sentenza dovesse essere favorevole, ci costituiremo parte civile. Poi si vedrà”.






