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Viterbo – I dearsenificatori non bastano. Bisogna cercare nuove soluzioni e risparmiare sui costi.
Se ne è parlato questa mattina in un convegno nell’aula magna del rettorato di santa Maria in Gradi.
Ad aprire i lavori il professor Raffaele Saladino. Con lui il rettore dell’Università della Tuscia Alessandro Ruggieri, il presidente della Provincia Marcello Meroi, il sindaco di Viterbo Leonardo Michelini. Presenti tra gli altri il consigliere regionale Riccardo Valentini e il prefetto di Viterbo Antonella Scolamiero.
“Il convegno di oggi – spiega Ruggieri – si propone di affrontare in modo completo il problema dell’arsenico, riunendo diverse autorità scientifiche, parlandone e trovando delle possibili soluzioni. L’università vuole offrire, in sinergia con la Provincia, un appoggio al territorio. E’ un argomento importante perché va a toccare la vita di tutti”.
“Era il momento giusto per questo convegno – sottolinea il professor Silvano Onofri – perché dopo il momento di allarme e di soluzioni tampone, si deve riprendere il discorso e trovare soluzioni praticabili. E’ stata già avviata una sperimentazione a Corchiano per cercare fonti di acqua non contaminata e trovare una soluzione a lungo termine“.
L’arsenico è diventato un problema istituzionale e c’è bisogno di agire fattivamente.
“Stiamo lavorando – spiega il presidente della Provincia Meroi – per trovare una soluzione definitiva perché la gente è particolarmente preoccupata”.
C’è bisogno, quindi, di “approfondire gli aspetti tecnici che vanno attentamente valutati. La speranza – conclude – è quella di affrontare il problema dell’arsenico in maniera diversa, dobbiamo fare la nostra parte, dobbiamo collaborare di più con gli enti deputati al controllo”.
“Con il problema dell’arsenico abbiamo perso una battaglia – sono le parole dure del sindaco Leonardo Michelini -. Il territorio ha perso”.
La questione è che i costi degli impianti fatti finora sarebbero troppo alti e non rappresenterebbero una soluzione al problema.
“Dobbiamo attivarci per trovare una soluzione definitiva – sottolinea Michelini – con impianti nuovi rispetto a quelli fatti. E l’Università è importante in questa situazione”. Non bisogna “limitarsi al dearsenificatore, bisogna semplicemente trovare punti dove ci sia acqua che si può bere”.
“Servono soluzioni nuove – dice il consigliere regionale Valentini -. Nuovi acquedotti, nuovi pozzi, nuove sorgenti, le idee ci sono”.
In questo frangente, stando alle parole dell’assessore provinciale Equitani, la politica ha avuto le sue responsabilità.
“In Italia – afferma – viviamo alla giornata e non si affrontano bene i problemi, la questione dell’arsenico ne è l’esempio”. Ma qual è stato l’errore? “L’errore – prosegue Equitani – è stato nello spendere tanti soldi per i dearsenificatori che sono una soluzione temporanea”.
Una delle proposte per cercare di ovviare al problema dell’arsenico è stata illustrata dal professor Vincenzo Piscopo che ha parlato della distribuzione dell’arsenico nelle acque sotterranee viterbesi.
“Una delle strategie migliori – spiega – sarebbe di andare a prendere l’acqua nei punti dove il contenuto di arsenico è più basso”. Oppure “intercettare le falde sospese che potrebbero, ad esempio, soddisfare il fabbisogno dei piccoli comuni”.
Delle soluzioni alternative e a lungo termine sembrano esserci e, stando agli studi e alle ricerche illustrate, permetterebbero anche di risparmiare sui costi.










