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Inaugurato l’anno accademico del Dibaf

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La facoltà di Agraria

La sede del dipartimento Dibaf

Viterbo – Si è svolta ieri, all’aula magna del polo didattico di Agraria, l’inaugurazione dell’anno accademico 2013-14 del Dibaf (Dipartimento per la innovazione nei sistemi biologici, agroalimentari e forestali dell’Università della Tuscia di Viterbo). Ospiti illustri del calibro di Renzo Cotarella (amministratore delegato dell’azienda Marchesi Antinori) e Andrea Lazzeri (professore ordinario all’Università di Pisa e direttore del Centro interdipartimentale di ricerca in Scienza e ingegneria dei materiali) si sono alternati in modo sinergico all’interno delle aree scientifiche dipartimentali.

A introdurre gli ospiti alla lectio magistralis dal titolo “Enologia e Bioeconomia: sfide e opportunità”, Giuseppe Scarascia Mugnozza (direttore del Dibaf), Alessandro Ruggieri (Rettore dell’Università degli studi della Tuscia), Leonardo Michelini (sindaco di Viterbo) e Riccardo Valentini (consigliere regionale).

“Questo incontro – dichiara il professor Mugnozza, direttore del dipartimento – rappresenta un’ulteriore conferma dell’impegno che il dipartimento sta mostrando verso l’integrazione delle conoscenze nel campo dell’enologia e della bioeconomia con le diverse innovazioni. Numerosi sono i docenti del Dibaf la cui competenza è riconosciuta a livello internazionale, con pubblicazioni presenti nelle migliori riviste scientifiche. Grazie all’attività svolta sino a oggi dal dipartimento si è riusciti a coniugare e integrare le molteplici discipline presenti con i relativi approcci complementari necessari a fronteggiare le sfide globali della sostenibilità ambientale e della green economy”.

Per rispondere a questa nuova domanda di occupazione verde e formare figure professionali con elevate competenze, il Dibaf ha istituito cinque corsi di laurea, tre triennali in Biotecnologie; in Tecnologie alimentari ed enologiche; in Scienze forestali e ambientali e due corsi biennali di laurea magistrale in Sicurezza e qualità agroalimentare e in Scienze forestali e ambientali. “Nei prossimi anni, la competitività e la proiezione internazionale delle aziende italiane – aggiunge il direttore del Dibaf – dipenderà in modo significativo dallo sviluppo di processi e prodotti innovativi realizzati in collaborazione con l’università e gli enti di ricerca. Tecnologie innovative a ridotto impatto ambientale per il settore enologico; la ricerca biotecnologica per la produzione, ad esempio, di biocarburanti di seconda generazione o per il biorisanamento di suoli contaminati, sono solo alcuni dei campi nei quali il trasferimento scientifico e tecnologico dalle Università e dagli Enti di ricerca alle piccole e medie imprese può contribuire alla diffusione nei mercati nazionali e internazionali di prodotti italiani evoluti”.

In uno scenario di disoccupazione crescente il Dibaf offre le risorse idonee per formare professionisti capaci di costruire una nuova economia per la natura, l’agricoltura e l’industria, attraverso soluzioni innovative di sostenibilità ambientale sempre più richieste dal mercato del lavoro.


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