Viterbo – Su Tusciaweb, qualche giorno fa, si era detto di un problema grave per tutti – stato, imprese e cittadini – che è il modo troppo spesso incomprensibile in cui si scrivono le leggi che ognuno però è tenuto ad osservare, perché “la legge non ammette ignoranza”.
Proviamo allora a leggere la “finanziaria 2014” , quella approvata dal senato per aumentare o cambiare nome alle tasse e che, per i numeri del bilancio, sembra scommettere che siano giusti, tanto da prevederne il cambiamento in seguito se non lo saranno.
Prendiamo una norma a caso, questa: “Il comma 8-bis dell’articolo 56 del D.L. 18.10.2012 n.179, convertito dalla legge 17.12.2012 n.221, è abrogato”. Tutto chiaro?
Vien da pensare a come avranno fatto i senatori a capirla e a capire i 519 commi più o meno della stessa specie che il governo nel tardo pomeriggio di martedì ha infilato in un articolo unico fatto poi votare in nottata.
Così funzionano in Italia parlamento e governo; così deliberano; così si complica la vita ai cittadini.
Ben cinque delle norme presentate dal governo, per esempio, non c’entravano niente col contenuto della legge.
Dicono che i viterbesi siano duri e diretti nei modi di fare e di dire. Insomma schietti. E meno male, perché è stato proprio un viterbese, il senatore Ugo Sposetti, a farlo rilevare e senza peli sulla lingua. Quando a notte fonda ha detto: “onestamente non ho capito l’intervento del ministro Franceschini che ci avrebbe dovuto chiedere di votare un testo corretto. Perciò, in assenza delle correzioni, mi troverei in grave imbarazzo a votare la fiducia”.
I cinque errori lealmente contestati da Sposetti (tra gli applausi anche dell’opposizione) sono stati eliminati, ma ce ne saranno stati altri?
E’ giusto che la legge non ammetta ignoranza. Però, anzitutto in chi la scrive!
Renzo Trappolini
