Viterbo – Viva Viterbo il ritorno. Sei mesi dopo, dalla campagna elettorale al governo della città di Viterbo. Alla convention alla terme dei Papi, il movimento di Filippo Rossi si ritrova con un assessore, un presidente e un consigliere e qualche seguace che si è perso lungo il cammino. Un’ottantina ieri i presenti nel corso della mezza giornata (fotocronaca).
Ascoltano gli interventi, qualcuno parla, altri devono sacrificarsi e rinunciare, perché in un attimo si arriva dalle 15 alle 20.30. “Colpa” pure dello stesso Rossi, un po’ lungo nella sua intervista in cui ha spaziato da Caffeina alle ragioni del perché con Michelini, fino all’ultimo bilancio e all’emendamento da 290mila euro, frutto dell’intesa fra maggioranza e opposizione.
Una contrattazione e un modo di fare politica che all’ideatore di Viva Viterbo non piacciono. “Parte di quei soldi, 200mila euro – osserva Rossi – andranno su un fondo per ridurre la Tarsu a famiglie meno abbienti.
Credo che più finanziamento a pioggia di così non si può.
Se questa cifra fosse stata investita per riqualificare, ad esempio, il porticato di palazzo dei Priori, avremmo cambiato volto alla piazza. Un intervento decisamente migliore secondo me.
Se avessi potuto scegliere in autonomia io avrei fatto così, anche anche andando contro l’opinione pubblica, pure dicendo che non abbasso le tasse perché riqualifico la città.
Nessuno ha detto, nemmeno la stampa che una somma del genere non cambia la vita a nessuno, è elemosina, sono pochi euro pro capite.
Il politico pensa che agendo così i cittadini siano contenti, ma è lui a pensarlo. La mia non è una critica all’amministrazione comunale, che mi pare stia facendo di tutto per cambiare la situazione, il problema è tutto italiano”.
Quindi la sua candidatura, che può avere danneggiato Caffeina, con un conflitto d’interessi che gli viene ricordato quotidianamente.
“Caffeina è diventata quello che è diventata perché due pazzi ci hanno messo tutto se stessi, senza camparci. Dentro c’è la voglia di cambiare la città, anche se festival non può cambiare la città. Dentro non ci sono interessi.
Indubbiamente ho complicato la vita a me e a chi sta dentro l’organizzazione, ma è la dimostrazione che non c’è interesse, altrimenti non me la sarei complicata.
Se io Filippo Rossi non avessi fatto questa scelta, Caffeina sarebbe rimasta sostanzialmente un corpo estraneo alla città, un’eccezione. Oggi non è più così.
Molto del successo della mia candidatura è dovuto al fatto che facevo Caffeina. Non è conflitto d’interessi, ma dimostrazione di quello che i viterbesi vogliono.
Se non mi fossi candidato, la manifestazione sarebbe rimasta una cosa da sopportare, come hanno fatto le amministrazioni precedenti.
A Spoleto sul festival ci hanno investito, qui no. E’ nata nonostante chi ha governato Viterbo in questi anni. E’ verità storica”.
Nel frattempo il dibattito a Viterbo sull’assegnazione dei fondi per la cultura e i vari cartelloni impazza e le associazioni rumoreggiano. “La politica deve fare cose giuste e cose utili – osserva Rossi – quelle giuste devono servire a finanziare e aiutare eccellenze culturali, come il teatro. Preciso: Caffeina non è un’eccellenza culturale, può esserlo tra gli organizzatori culturali semmai.
Poi ci sono le cose utili, ma non vanno mescolate con le eccellenze e le eccellenze non sono il mercatino di Natale o la corsa dei babbi natale. Io questo penso.
Di avere tanti amici non me ne frega nulla. Sono entrato in maggioranza per cambiare Viterbo. L’idea di fare una cosa come altri politici, pure di questa maggioranza, per fare un favore a un amico o anche a un nemico per farlo star buono, non me ne frega nulla.
Guardo i cartelloni delle precedenti amministrazioni e trovo di tutto. Il comune investe soldi di tutti per far crescere la città.
Facciamo un esempio che con la cultura non c’entra niente. Il progetto Plus da tredici milioni. Come sono stati spesi? Qual è il progetto per la città che si vuole perseguire? Questi soldi producono ricchezza aggiunta?
Io non credo, se è vero che con un milione e duecentomila euro si va a sistemare via Genova e non si pensa a piazza del comune”.
Dai tanto criticati finanziamenti a pioggia però Michelini non è indenne. Con un emendamento al bilancio sono stati dati 1500 euro a una radio privata. “Se avessi vinto io da solo o se anche Michelini avesse vinto con la sua formazione politica e basta, avrebbe avuto più libertà di manovra – precisa Rossi – in coalizione non puoi più di tanto.
E’ giusto appoggiare Michelini e fare in modo che la città possa cambiare. Io in quello che vedo non scorgo cattiva fede, c’è un gap culturale da coprire, che è comune a tutta la politica italiana”.
Al tavolo si sono succeduti Alessandro Pepponi, vice presidente, Andrea Moretti, Luciano Osbat, Roberto Pepponi, passando per l’assessore Giacomo Barelli e Claudio Margottini e ospiti, dal consigliere regionale Valentini all’assessore Delli Iaconi, al sindaco Leonardo Michelini. Che sull’emendamento da 290mila euro ha un’idea diversa rispetto a Filippo Rossi: “Serve a sostenere soggetti più deboli – osserva il primo cittadino non abbiamo sacrificato nulla”.
Quindi il cartellone di Natale e Ferento, con i tre concerti chiusi in attivo per 1300 euro e poi un avvertimento, o quasi: “Se lo faccio come dico io il sindaco, con prerogative che mi spettano, bene – afferma Michelini -. Se non dovessi essere messo nelle condizioni di esercitarle, meglio lasciare perdere.
Ho un lavoro, tornerei a quello. Se devi sempre concordare con la politica aspetti che sono prerogativa del sindaco, non vale la pena. E’ quello che mi pare sia successo a Marini”.
Su Barelli assessore: “Molti pensano a lui e lo associano a Caffeina, accostamento scontato. E’ il difetto di questa città.
Qualunque cosa fai, viene sempre messa in appartenenza a quella ditta, associazione. Non c’è mai un giudizio neutro.
Stamani in conferenza stampa siamo stati messi sotto scacco per un emendamento che assegna fondi a una radio. Voglio dire: vanno a persone che ci hanno criticato nel dibattito sulla cultura fino a ieri. Di che parliamo?
Per non ricevere critiche non dovresti fare niente. Io invece voglio fare e guardare alla qualità dei progetti, ma spesso s’incappa in critiche sospetti”.
Quindi anticipa un possibile incontro con la Ferrero per capire se è interessata a investire alla Volpara, dove c’è l’idea di un centro agroalimentare, mentre per cambiare Viterbo, cinque anni sono un tempo ragionevole.
Giuseppe Ferlicca








