Viterbo – Riceviamo e pubblichiamo – Felice per l’ esito che stiamo ottenendo in merito al riconoscimento del trasporto della Macchina di S. Rosa da parte dell’Unesco come patrimonio dell’Umanità, sento il dovere e (sopratutto) il piacere, di ripercorrere i passi che hanno portato all’attuazione di questo eccezionale evento per la città di Viterbo.
Il mio personale ringraziamento va esteso a quanti hanno collaborato allla realizzazione di questo sogno ed in particolare a chi per primo vi ha creduto: l’amministrazione Gabbianelli, che con atto deliberativo iniziò questo faticoso ma straordinario percorso.
Successivamente al 2008, quando le città aderenti al progetto erano 5 (Gubbio, Nola, Palmi, Sassari e Viterbo), gli assessori che si sono succeduti all’interno dell’amministrazione che ho avuto l’onore di guidare, hanno svolto un ruolo chiave per incitamento e valorizzazione.
L’assessore Purchiaroni, l’assessore Guerriero, l’assessore Contardo ed infine l’assessore Buzzi, congiuntamente a Patrizia Nardi (nel ruolo di coordinatrice del progetto), attraverso il grande lavoro del Sodalizio dei Facchini di S. Rosa, sono riusciti a trasmettere al progetto quella linfa vitale necessaria per arrivare fino in fondo a questo percorso, preparando con cura e dedizione un fertile terreno per l’esito positivo che tutti ci aspettiamo.
A dimostrazione di quanto sia stato difficile e pieno di insidie questo faticoso percorso, durato ben sette anni, devo ricordare la necessaria collaborazione del ministro dei Beni culturali Sandro Bondi, del sottosegretario ai beni culturali Francesco Giro e dell’allora presidente della commissione agricoltura della Camera dei deputati Paolo Russo.
Tutti loro, sinergicamente ed all’ interno delle rispettive competenze, hanno contribuito a preservare il progetto dalle continue ed estenuanti ingerenze politico-localistiche. Ma quelli erano gli anni in cui iniziava ad affacciarsi l’attuale crisi, anni in cui riuscire a trovare disponibilità ed attenzione per l’attuazione di un così ambizioso progetto era tutt’altro che semplice; ma tutte le comunità interessate condividevano difatti lo stesso comune denominatore, una costante che ha permesso a tutti di partecipare unitamente a questo percorso: la valorizzazione della tradizione locale.
In conclusione, con la speranza di non aver dimenticato nessuno, il mio più sentito e sincero ringraziamento va al professor Francisco Javier Lopez Morales, delegato mondiale dell’Unesco, che con la sua capacità e umanità straordinaria, è riuscito a suscitare, all’interno di tutte le comunità partecipanti al progetto, quello spirito e quella speranza necessaria per arrivare Oggi, insieme, a tagliare questo straordinario traguardo.
Giulio Marini
già sindaco di Viterbo
