Viterbo – Ok della Camera alla riforma delle Province.
Arriva il primo via libera per il ddl province: i sì sono stati 277, i no 11, gli astenuti 7. Hanno votato a favore Pd, Nuovo centrodestra, Scelta civica, Per l’Italia, contrari Lega e Sel, mentre M5S e Forza Italia non hanno partecipato al voto. Il provvedimento ora deve passare adesso all’esame del Senato.
La riforma prevede la trasformazione dei consigli provinciali in assemblee dei sindaci, che lavoreranno a titolo gratuito. poi l’istituzione di nove città metropolitane e la disciplina della fusione dei Comuni. Le province, secondo il ddl, comprenderanno aree più vaste di quelle attuali e i loro rappresentanti saranno designati non più dai cittadini, ma dagli amministratori locali, che sceglieranno tra i sindaci dei comuni del territorio.
Rispetto a oggi, quindi non bisognerà pagare gli stipendi a presidenti, consiglieri e assessori.
Il provvedimento è passato non senza polemiche. I 5 stelle si sono scagliati contro i deputati di Sel accusandoli di essere “scendiletto” e “stampella della maggioranza”, perché hanno garantito il numero legale.
In precedenza Forza Italia, Cinque Stelle e Lega che contestano il provvedimento definendolo farraginoso e inutile, avevano abbandonato l’aula.
Intanto, dal fronte delle Province, parte un ultimo tentativo di resistenza, guidato dal presidente dell’Upi, Antonio Saitta: “Il Governo e il Parlamento – dice – diranno che hanno abolito le province, ma la verità è che non solo sono state mantenute, ma è stato fatto un gran pasticcio che ci preoccupa. Perché con questo pasticcio sono a rischio servizi essenziali per i cittadini”.
Nel mirino finiscono in particolare le norme contenute nella legge di stabilità che impediscono le elezioni delle 52 Province i cui mandati scadono a primavera e delle 20 commissariate nel 2012. “Viene leso un diritto inalienabile di cittadinanza – ha detto Saitta -, l’Upi presenterà ricorso e il primo, da privato cittadino, sarà il mio. Vietando ai cittadini di votare chi li amministrerà la legge di stabilità lede il diritto di voto libero, segreto, e non limitabile, sancito dall’articolo 48 della Costituzione”.
