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Omicidio Zappa, processo bis a febbraio

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Ausonio Zappa

Ausonio Zappa

Adrian Nicusor Saracil

Adrian Nicusor Saracil

Cosmin Petrut Oprea

Cosmin Petrut Oprea

Daniel Ionel Oprea

Daniel Ionel Oprea

Alexandru Petrica Trifan

Alexandru Petrica Trifan

Bagnaia – È stato fissato l’appello per i rapinatori di Ausonio Zappa.

Il 14 febbraio i quattro ventenni romeni Adrian Nicusor Saracil, Alexandru Petrica Trifan e i fratelli Cosmin e Daniel Oprea torneranno davanti ai giudici per l’omicidio del professore, massacrato dopo un tentativo di rapina.

A Viterbo nessuno ha dimenticato quella notte. La notte del 28 marzo 2012, quando in casa del fondatore dell’Accademia di belle arti di Milano e Viterbo irrompono due ragazzi sui vent’anni, Saracil e Cosmin.  

Sono le 2 del mattino. Il professore 82enne viene svegliato da rumori sospetti. “Chi è?”, grida nel buio. La risposta è un pugno in pieno viso mentre cerca di alzarsi dal letto. Poi il pestaggio ferale, forse anche con un martello batticarne

E alla fine il corpo dell’anziano disteso accanto ai mille pezzi del telecomando usato per chiamare la vigilanza. Un gesto che, per i carabinieri, ha scatenato la violenza dei rapinatori, fuggiti con un portafogli e acciuffati nella stessa nottata.

Il professore muore dopo dieci giorni di agonia all’ospedale Belcolle.

A quasi un anno dal massacro, la sentenza: ergastolo per gli esecutori materiali Saracil e Cosmin; dodici e sedici anni ai due “pali” Daniel Oprea e Trifan, che hanno accompagnato gli altri due in macchina fino al bersaglio designato: la villetta del professore a Bagnaia, in Strada romana 12A. Un luogo che Trifan conosce bene: per un periodo ci aveva abitato con la madre, badante della suocera di Zappa.

Proprio per questo il giudice gli riconosce il ruolo di “ideatore del raid notturno”.

Un “omicidio efferato”. “Compiuto senza alcuna pietà” contro “un anziano inerme e implorante”, scrive il gup di Viterbo che, in 24 pagine motiva la sentenza e descrive tutti i passaggi di quell’atroce arancia meccanica.

Tutti e quattro sono stati condannati per omicidio volontario e rapina. Anche i due pali, rimasti in macchina per tutto il tempo, ma la sentenza non fa distinzioni sull’accusa: la luce accesa e l’Audi nel parcheggio erano per il giudice segnali sufficienti a far capire ai quattro che c’era qualcuno in casa e che il colpo poteva facilmente trasformarsi in tragedia.

Una tesi, quella del cosiddetto “concorso anomalo”, che le difese di Trifan e Daniel hanno contestato duramente al processo, mentre gli avvocati di Cosmin e Saracil puntano sulla difficoltà di ricostruire perfettamente la dinamica dell’omicidio.

 In quella casa c’erano solo la vittima e i due ragazzi, che  si incolpano a vicenda dal giorno dell’arresto

Impossibile dire con precisione chi ha colpito, con quale arma e con quanta violenza.

Se la sentenza di primo grado, per i legali, ha scontato la risonanza mediatica e il devastante impatto sull’opinione pubblica, dall’appello si aspettano più equilibrio.

Stefania Moretti

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