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Pezzo di carta, chi sei tu veramente?

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Francesco Mattioli

Francesco Mattioli 

Viterbo – Ci sono automobili che guidano per te, frenano al tuo posto e ti fanno pure le manovre di parcheggio; certe macchine ti fanno fare ginnastica mentre leggi o dormi; altre completano ciò che scrivi e ti evitano gli errori di ortografia; per non parlare di quelle che assistono il chirurgo in sala operatoria. Insomma, il progresso consiste soprattutto nel semplificarci la vita, nel complesso turbinio dei nostri mille impegni e delle nostre mille opportunità.

E allora, guardo con inquietudine quel pezzo di carta; o di cartone. Chi sei tu? gli chiedo dubbioso. Perché si fa presto a dire carta o cartone, o almeno così era qualche tempo fa. Ma oggi tu lo guardi e lo interroghi, timoroso di sbagliare e di contribuire così alla catastrofe ambientale del mondo.

Se sei uno scontrino, non sei carta. Se sei un tetrapak, non sei cartone. Se sei così sofisticato da “apparire” come carta, ma carta non sei, allora potresti somigliare ad un extraterrestre ambiguo e indicibile che nessun umano potrà mai catalogare con esattezza.

Chi sei, maledetto pezzo di carta? Quale sarà il tuo destino? L’indifferenziato? La carta? La plastica e affini? Regna l’incertezza più assoluta, la preoccupazione più angosciosa, e mentre intorno il mondo della tecnologia cerca di semplificarmi la vita, resto preda di un rovello che mi divora e mi consuma.

E intanto stacco con alacre angoscia la seghetta di metallo dalla confezione di cartone della carta da forno, due materiali segnati da destini diversi e lontani fra loro. Mi sono anche seghettato un dito per farlo, ma pazienza, sto salvando il mondo.

Ma non è solo la carta. Vuoi mettere la plastica? La plastica… si fa presto a dire plastica… Busta trasparente e molliccia che non sei altro: sei plastica? Sei indifferenziato che nel tempo si sdilinquisce nella natura? Perché un vaso di plastica per piante è plastica, e il suo sottovaso identico nel materiale, no? Una domanda inquietante che mi ha tolto il sonno. Perché le posate in plastica non sono come i loro piatti e i loro bicchieri in plastica? Quale mistero alberga in quelle forchettine? Apparentemente innocue e così pericolose… Ecco, è qui che si svolgono i peggiori complotti internazionali del nostro tempo… forse ci sono dietro i marziani, o i cinesi, i russi o il vaticano, oppure la temibile massoneria, o ancora i rosacroce, i templari o la P3… Certo è che la differenziata consuma le mie certezze, vivo nell’inferno del dubbio. Così leggo e rileggo continuamente l’opuscolo di Viterbo Ambiente, e lo porto sempre con me, come una Bibbia: una volta mi hanno sorpreso in fila all’ufficio postale che recitavo sottovoce l’elenco degli “errori principali da evitare” nello smaltimento degli imballaggi in plastica e metalli.

Ma la cosa peggiore è un’altra: so che la raccolta differenziata è cosa buona e giusta…. vuoi vedere che, biblicamente parlando, sono le vie del bene ad essere lastricate del fuoco dell’inferno?

Nota costruttiva: spero che sempre più spesso sulle confezioni sia indicato chiaramente dove vanno buttate, magari se diventasse un obbligo di legge non sarebbe male; tanto per aiutare la gente a rendere migliore il nostro ambiente senza farla impazzire.

 Francesco Mattioli

 


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