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Sutri – Ha portato via all’ex qualcosa come più di centomila euro tra prestiti, mobili e gioielli. Ma il processo non poteva iniziare perché viziato da un cavillo.
Per questo motivo una donna sulla cinquantina è stata prosciolta dall’accusa di appropriazione indebita. Stamattina la sentenza del giudice del tribunale di Viterbo Rita Cialoni: non doversi procedere perché l’azione penale non doveva essere iniziata, in mancanza di un di una riapertura delle indagini.
Con l’ex, la cinquantenne, donna delle pulizie, ha ben più di una causa in corso. La prima denuncia di lui cade nel vuoto e viene archiviata. Dalla seconda, del 2007, parte il processo per appropriazione indebita.
Lui, 60enne di Sutri, la accusava di avergli sottratto l’anello della madre, un orologio, una catenina d’oro, più tappeti, alcuni mobili e un televisore. Senza contare i prestiti per ristrutturare una casetta di sua proprietà e il futuro nido d’amore in cui i due sarebbero dovuti andare a vivere insieme. Ma dopo l’atto di compravendita lei lo pianta in asso, svelandogli di essere sposata e di voler fare un passo indietro. Mobili, tappeti e gioielli, però, non ritorneranno più al mittente.
Per la signora, persino il pm aveva chiesto l’assoluzione, non trovando estremi di reato in quelli che potevano anche essere regali. L’avvocato Roberto Massatani ha passato in rassegna i vari procedimenti penali e civili nella maggior parte dei quali la signora è uscita pulita. Ma alla fine, il colpo di scena: processo praticamente nullo, per un cavillo a monte delle indagini.
