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Quando scegliemmo Matteo per la segreteria provinciale…

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Simone Tani - responsabile strategie di sviluppo al comune di Firenze

Simone Tani – responsabile strategie di sviluppo al comune di Firenze

Firenze – Riceviamo e pubblichiamo un intervento di Simone Tani, che lavora fianco a fianco col sindaco di Firenze. Un intervento non di poco interesse nel dibattito aperto da Tusciaweb sull’era Renzi. Un intervento per capire chi è Renzi.

– Anche questa volta Matteo ha fatto centro. Ho detto anche perché le altre due primarie che ha condotto, per sindaco di Firenze e contro Bersani un anno fa, pur alterne nel risultato sono stati due momenti straordinari. Impossibili anche solo da pensare in Italia ancora pochi anni fa. A differenza della tradizione anglosassone, dove le primarie sono un momento di confronto trasparente per la selezione della leadership, in Italia in passato le primarie hanno avuto per lo più il significato di avallare e consolidare con il consenso popolare scelte sulla leadership già fatte o prevedibili nell esito finale.

Matteo porta nello scenario politico italiano la sfida vera, alla quale, essendo di indole coraggiosa, non si sottrae. Una volta può andare bene, una volta meno, ma già il fatto di avere reso il sistema fluido e, come va di moda dire oggi, “contendibile”, è già un successo straordinario per tutto il sistema, che gli possiamo ascrivere. Un elemento di forza per tutto il Partito democratico, che si sta abituando a questo nuovo approccio, mentre fino a qualche tempo fa sarebbero probabilmente prevalse tensioni scissioniste e pseudo identitarie, che rendono difficile il governo di processi politici evoluti come le primarie.

Matteo ci ha poi messo del suo, riuscendo a gestire contemporaneamente le primarie e la intensa attività di sindaco di Firenze. Questa volta così come un anno fa, in condizioni ambientali assai più avverse. Personalmente gli ho sempre invidiato la capacità di salire in macchina tra due eventi e riuscire a dormire anche solo venti minuti.

A prima vista può apparire una debolezza avere due responsabilità così grandi insieme. Anche io inizialmente pensavo questo, pur essendovi precedenti di successo in vari paesi del mondo. Poi ho visto due straordinarie campagne per le primarie, svolte continuando a lavorare intensamente in comune.

Non tutti hanno oggettivamente la stessa capacità di lavoro, di lucidità organizzativa e la stessa abilità di costruire gruppi di persone motivate, che, una volta condiviso l’obiettivo strategico sanno lavorare in autonomia, sia a livello politico sia amministrativo.

Sindaci e leader di partito non devono credo occuparsi di micromanagement, quanto di costruire percorsi di senso e di sviluppo per le proprie comunità di riferimento. Da questo punto di vista la palestra della attività amministrativa locale, a partire da quella dei sindaci, la vera spina dorsale del paese, è la migliore occasione per mantenere anche dal livello politico un legame forte con le questioni delle persone e delle comunità, ricca di spunti anche per il livello nazionale, che viceversa in molti casi scema con la frequentazione romana.

Si poneva lo stesso problema Giorgio la Pira, il più grande sindaco che Firenze abbia avuto, di cui è in corso la causa di beatificazione. Affrontando il tema del progressivo distacco dei politici dalle comunità e il loro perseguimento di soli interessi personali, La Pira, sindaco e costituente della Repubblica, consigliava ai politici di alternare periodi di vita politica attiva a periodi dediti ad altre attività, oppure vivere, come nel suo caso, in forte contatto con comunità di giovani, per mantenere un costante e forte rapporto con portatori di stimoli e temi reali. Mutatis mutandis, mantenere un contatto con i problemi e le aspettative di una città, guidandola, non si pone su un piano ideale diverso.

Matteo è una persona che ci ha abituati ormai a scelte non scontate e fuori dal mainstream. Dietro c’è tuttavia una coerenza, radicata nel senso ultimo della politica e nella necessità che questo senso si traduca in azioni coerenti, che incidono anzitutto nella vita di chi le mette in atto. La forza di questa posizione si moltiplica grazie alla concretezza della esperienza di un sindaco. Grazie alla necessità di integrare ogni mattina idealita’ e sano pragmatismo.

Il nostro paese ha bisogno di tanti Matteo Renzi, persone con i limiti che ciascuno di noi ha, ma con la voglia di percorrere strade non ancora percorse, nella consapevolezza che se non inseriamo nel sistema elementi di forte discontinuità a livello personale, comunitario e politico, andiamo incontro a una implosione di un sistema vecchio e malato.

Nel 1999, a una riunione tra 5 persone del vecchio Partito popolare in un bar, non sapevamo a chi chiedere di fare il segretario provinciale, carica che nessuno voleva assumere in un partito senza prospettive. Uno di noi propose un giovane neolaureato Matteo, il figlio di Tiziano Renzi, che viveva in un paese dell’hinterland. Almeno era giovane. In assenza di alternative fu scelto. Tante volte ci ripenso, rigustandomi quel momento. Chi l’avrebbe detto?
Buon Natale a tutti.

Simone Tani
Responsabile strategie di sviluppo
Comune di Firenze

 


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