Orte – La mattina presto lavorano e il pomeriggio li trovi a manifestare. Sempre a bordo del loro trattore.
Al casello di Orte non si ferma la protesta di agricoltori e artigiani della Tuscia, partita lunedì scorso (fotocronaca – video: Il funerale dell’agricoltura – Il blocco).
Sono una cinquantina, ma si danno spesso il cambio. Si sono sistemati al centro della grande rotatoria, hanno un barbecue e il fuoco acceso, si preparano da mangiare, rigorosamente con olio, pane e salsicce locali.
Invitano automobilisti e camionisti a fare un giro in segno di solidarietà, attorno alla rotatoria. Arrivano da Soriano, Orte, Vignanello, ma anche da Viterbo e centri limitrofi, qualcuno pure da Terni.
Con i trattori non fermano la circolazione, ma a intervalli di 45 minuti la rallentano fortemente, andando alla (si fa per dire) velocità di un chilometro l’ora. L’altra sera si era formata la coda record di dodici chilometri per i mezzi provenienti da Terni.
Qualcuno sbuffa, c’è chi si lamenta, ma i più non sembrano infastiditi. Suonano il clacson in segno d’approvazione, alzano il pollice, parlano con i manifestanti, ascoltano le ragioni e accettano i volantini. Un camionista addirittura regala anche una barretta di cioccolato a uno di loro.
Rimarranno di fronte al casello fino a sabato.
“Siamo un comitato spontaneo nato da un gruppo di persone che non ce la fanno più – spiega uno di loro, siamo in larghissima parte agricoltori”.
Sono un prodotto del territorio, come quelli che vogliono proteggere e non si mescolano con altri gruppi che in queste ora manifestano in giro per l’Italia.
“Noi ci stavamo già organizzando autonomamente, siamo qui per difendere un settore come quello dell’agricoltura viterbese, in ginocchio da decenni”.
Senza lavoro, senza futuro, senza più niente, come recita il volantino che distribuiscono. Si tengono lontani dalla politica, ma la politica si è avvicinata al presidio? “Macché – ricorda un manifestante – l’altro giorno è passata l’auto con a bordo un politico, vedesse com’è sfrecciata via quando si è trovata ad attraversare la rotatoria e altrettanto ha fatto al ritorno”. Forse, meglio così.
Ieri il gruppo era presente fin dalle prime ore del mattino alla rotatoria. Ci si organizza, si preparano striscioni, si cucina.
Poi dopo le 14 cominciano ad arrivare i trattori. Ne bastano già due per creare code in un crocevia dove la circolazione ha già di per se problemi. Con il terzo, si va a passo di lumaca.
E il rumore dei motori lascia spazio al suono dei clacson. Sono gli stessi manifestanti a invitarli a suonare, parlando con chi è alla guida.
C’è chi si arrampica perfino sulla portiera di un tir.
E quando non ci sono i trattori in strada, ci sono le auto a rallentare la circolazione. Sono manifestanti prudenti: “Andate piano, la strada potrebbe essere gelata”. La prudenza non è mai troppa. Pure in un caldo e assolato pomeriggio di dicembre, la strada può sempre nascondere insidie e poi chi va piano, va sano e va lontano e in questa circostanza aiuta pure la protesta. Che in un paio d’occasioni si trasforma in un funerale.
A spalla portano la bara tricolore e in mano i fazzoletti per asciugarsi le lacrime. E per l’agricoltura e l’Italia la cerimonia funebre. Simbolo di un forte disagio.
E così si va avanti, fino a notte. Il cartellone luminoso di fronte al casello segnala: “Manifestazione in entrata”. Pronti a ricominciare.
Giuseppe Ferlicca










