Viterbo – (m.l.r.) – “Definire difficile quest0 2013 è semplicemente un eufemismo”.
Giuseppe Chiarini, presidente di Confagricoltura Viterbo e Rieti tira le somme per il settore dell’agricoltura. A tracciare il bilancio, amaro, anche il direttore Angelo Serafinelli, il vicepresidente Remo Parenti e Fabio Cordeschi imprenditore vitivinicolo e membro dell’enoteca provinciale.
“E’ difficile trovare dei lati positivi – dice Chiarini – anche per quest’anno: c’eravamo lasciati un anno fa con il problema dell’alluvione, dell’Imu, dei costi di produzione e dell’altalena dei prezzi ma, a distanza di dodici mesi molti dei problemi sono rimasti invariati. Dal balletto dell’Imu, sul fronte fiscale, che si è risolto parzialmente solo a una settimana dalla scadenza della seconda rata, dalle elezioni politiche della scorsa primavera che hanno dato vita ad un Governo che settimanalmente rischia di dover chiedere la fiducia al Parlamento, dai raccolti in altalena ai prezzi dei prodotti e così via, tutto congiura contro di noi. E questo vale per tutti i settori.
La zootecnia dopo una fase iniziale di stabilità è ripiombata nell’incubo della blue tongue che a fine estate si è ripresentata in alcuni allevamenti del viterbese e mettendo in grossa difficoltà gli allevatori per la movimentazione del bestiame da vita e da macello anche perché le vaccinazioni la Regione Lazio le ha iniziate da pochi giorni e si prospetta per il 2014 un anno difficilissimo. La cerealicoltura presenta dei raccolti in alcuni casi quasi inesistenti. I vigneti, oliveti e noccioleti colpiti da un caldo precoce primaverile e la siccità estiva hanno registrato perdite dal 15 al 25% nella produzione, ma nel caso dei vigneti si è parzialmente sopperito con una buona qualità del vino mentre per gli oliveti si è aggiunta l’infestazione della mosca olearia che ha fatto ulteriormente diminuire la quantità e deprezzato la qualità”
L’unico comparto che ha avuto una resta stabile è quello della lavorazione delle nocciole. “Sono l’unico prodotto – spiega Chiarini – che pur con una resa sostanzialmente stabile ha visto fortunatamente il prezzo in aumento ed oggi si attesta tra 250/260 euro al quintale, dei castagneti non ne parliamo sono addirittura a rischio sopravvivenza. Tuttavia la nostra gente reagisce nell’unica maniera che conosciamo: lavorando, incrementando ancora l’impegno, aguzzando l’ingegno, come da sempre siamo abituati a fare, con tante nostre eccellenze che trovano poi riscontro con importanti riconoscimenti come avvenuto ad esempio qualche settimana con il nostro associato Sergio Mottura premiato quale viticultore dell’anno”.
Un altro piccolo segnale positivo è quello dell’occupazione. “Nei primi due trimestri dell’anno – spiega il direttore – è stata confermata la tendenza alla stabilità dell’occupazione in agricoltura, in alcuni settori anche con lieve miglioramento. Il fenomeno a cui stiamo assistendo è quello del ritorno degli italiani ai lavori agricoli. Prima lavoravano principalmente gli extracomunitari ora c’è un ritorno importante”.
Ma nonostante la crisi e le avversità climatiche la Tuscia ha portato avanti il settore, a volte anche con ottimi risultati. “C’è stata una reazione – sottolinea il vicepresidente Parenti – da parte delle nostre aziende. Alcuni nostri soci si sono distinti per produzione . Questo perché anche tra mille difficoltà i nostri soci continuano con spirito di sacrificio a immaginare qualcosa di diverso. Il nostro punto di forza è che siamo in crisi dagli anni Novanta, e per forza abbiamo dovuto aguzzare l’ingegno. Purtroppo per le questioni delle castagne siamo in mezzo al guado, non ci sono castagne italiane in giro. E il vero problema è che non si sa cosa fare. E’ consolante che ci sia tavolo della Camera di commercio com che riunisce organizzazioni agricole, sindaci e professori dell’università”.
L’imprenditore Cordeschi, da poco nell’enoteca provinciale, ha invece puntato l’attenzione sul vino. “L’enoteca provinciale è una struttura che ha iniziato a funzionare da poco. Stiamo lavorando per cercare di fare promozione sui vini. Nel Viterbese ci sono i requisiti giusti per prodotti di qualità e l’appoggio delle istituzioni è importante”.
La crisi economica e le condizioni climatiche avverse hanno gettato sul lastrico agricoltori e imprenditori agricoli che in questi ultimi giorni si sono dati appuntamento nelle piazze per protestare. “C’è molta rabbia – dice ancora Chiarini – per questo credo che i forconi non sono da liquidare con battuta, credo che bisogna sempre fare attenzione perché sono il sintomo di profondo malessere. Voglio però sottolineare che la violenza non appartiene al mondo dell’agricoltura”.
“Nei prossimi mesi – conclude – ci dovremo confrontare con la Regione Lazio nel merito della futura programmazione del piano di sviluppo rurale 2014-2020, se il primo pilastro della politica agricola comunitaria, come oramai e’ chiaro a tutti, genererà soltanto nuovi vincoli e nessuna vera politica di settore, presidieremo con il coltello tra i denti ogni tavolo, affinché i fondi del secondo pilastro arrivino il più possibile agli agricoltori e a nessun altro. Gli aiuti comunitari – dice infine il presidente – devono favorire le aziende agricole, anche attraverso lo sviluppo di reti d’impresa e filiere produttive agroalimentari; accompagnare la creazione di mercato; concorrere alla realizzazione di aziende più strutturate e specializzate. Essere, in sintesi, il motore dell’innovazione e invece rischiano di portare nuova linfa a sovrastrutture come gli enti e i consorzi di bonifica che hanno, tra i principi fondanti, il compito di tutelare la sicurezza nazionale e che proprio per questo motivo dovrebbero essere finanziati con fondi statali”.



