Viterbo – Si sono costituiti parte civile i tre imprenditori presunte vittima di usura da parte di Daniele Califano e Antonio Pasquini.
Il processo all’immobiliarista e al funzionario di banca è iniziato stamattina con l’ammissione delle prove. Imputata anche la moglie di Califano, Giovanna Buzi, per estorsione e tentata estorsione.
Cinque in tutto le parti civili. Tre, due donne e un uomo, sono gli imprenditori che hanno raccontato agli agenti della squadra mobile di aver ricevuto prestiti con tassi di interesse usurario.
Pronti a chiedere i danni anche la sorella e il marito di uno degli imprenditori taglieggiati, un commerciante d’abbigliamento: per l’accusa, Califano e Pasquini li avrebbero costretti a dare loro 40mila euro, minacciando, altrimenti, di registrare il preliminare di vendita di una loro casa di famiglia a Procida.
Respinte le costituzioni di parte civile dell’associazione Sos impresa, della moglie del commerciante e della società titolare del loro negozio, chiuso dopo la valanga di pressanti richieste di denaro dei due imputati. Per sfuggirvi, il commerciante scappa addirittura in Romania. Da un prestito iniziale di 35mila euro, il debito raddoppia in pochi mesi. C’è poi il preliminare di vendita della villa a Procida, con cui, secondo l’accusa, Pasquini e Califano tengono in scacco il commerciante.
A far partire l’inchiesta, a inizio anno, era stata la denuncia di una delle due imprenditrici donne. Anche lei si ritrova a pagare interessi di oltre il 200 per cento su base annua per un prestito di poche migliaia di euro. Partono le intercettazioni e l’indagine della squadra mobile, chiamata “Senza tregua”: per gli inquirenti Pasquini, tramite il suo impiego in banca, avrebbe adescato imprenditori in difficoltà per poi “affidarli” a Califano. Nel primo blitz della mobile, a marzo, le manette scattano solo per l’immobiliarista, mentre il bancario è indagato a piede libero. Tempo tre mesi e mezzo e anche lui finisce a Mammagialla.
Ora sono entrambi ai domiciliari. Già da domani, le difese faranno istanza al collegio per chiedere la revoca del provvedimento. Il processo continuerà a febbraio, con l’ascolto dei primi testimoni dell’accusa.

