Viterbo – Riceviamo e pubblichiamo – Si è conclusa amaramente la disputa tra i fratelli Bernardo e Patrizio Podda e la Sat Spa (Società Autostrada Tirrenica).
Ieri difatti le ruspe hanno abbattuto la struttura in cui, per circa un ventennio, i due fratelli e tre dipendenti hanno svolto l’attività di vendita al dettaglio dei loro prodotti caseari, proprio all’altezza dello svincolo autostradale per Civitavecchia, sulla S.S. Aurelia, nel territorio del Comune di Tarquinia.
Così come inutili erano state le azioni intraprese dai diretti interessati, incatenati per due giorni alla loro struttura, tali sono risultate anche le dimostrazioni di sostegno manifestate dai dipendenti, da comitati d’imprese locali e da singoli operatori commerciali del territorio.
A nulla è valso anche il tentativo in extremis del primo cittadino tarquiniese, volto a ottenere una sospensione della demolizione da parte del Tar del Lazio.
Per questi imprenditori il prossimo Natale segnerà quindi il triste epilogo di una lunga attività imprenditoriale e questa volta la causa non sarà la crisi economica, come di solito accade di questi tempi, ma la prossima realizzazione del nuovo tratto autostradale che collegherà Civitavecchia a Livorno.
Quest’ultima difatti è la circostanza che rimane difficile da comprendere, che lascia l’amaro in bocca e un diffuso sentore di ingiustizia e di iniquità sociale.
Pur con difficoltà, appare tuttavia comprensibile come di fronte a esigenze di pubblica utilità, quale è lo sviluppo della rete stradale, il diritto di fare impresa possa essere compresso, finanche ad arrivare alla sua soppressione, quello che appare intollerabile è che nessun indennizzo, sia esso monetario o in qualche modo sostitutivo, viene riconosciuto e previsto per il sacrificio estremo richiesto dalla collettività al singolo cittadino imprenditore.
Viene quindi da chiedersi come potrà la nostra società, che si definisce civile, ripagare questi due imprenditori cui è stato chiesto di rinunciare alla loro unica fonte di reddito per favorire l’esigenza collettiva di realizzare una nuova arteria stradale.
Lasciamo da parte la pur controversa questione legata ai danni o all’utilità che questa autostrada tirrenica porterà al nostro territorio, quello che oggi dobbiamo chiederci è se dal confronto tra l’interesse pubblico e quello privato sia scaturita una soluzione equa o piuttosto iniqua e ingiusta.
La nostra coscienza e il comune sentire ci fanno ritenere che la vicenda dei fratelli Podda segni una brutta pagina di civiltà per il nostro territorio e gli sconfitti, insieme a loro, siamo un po’ anche noi tutti.
Al momento ciò che possiamo fare è solo far sentire la nostra solidarietà a questa sfortunata azienda, con l’impegno di non dimenticare e di contribuire, per quanto possibile, a non far dimenticare quanto accaduto, soprattutto perché ciò non debba nuovamente ripetersi in futuro.
Ascom Confcommercio Viterbo
