Viterbo – Riceviamo e pubblichiamo – Quale difensore di Massimo Scapigliati, avendolo assistito nelle vicende processuali che ancora oggi, dopo ben quattro anni, fanno bella mostra sulle pagine web del vostro giornale, ritengo doveroso chiarire, al fine di fornire una corretta e completa informazione, che il ruolo dell’ex funzionario del settore cave e torbiere del comune di Viterbo e i suoi connessi rapporti con gli imprenditori Chiavarino, non hanno nulla a che vedere con altre vicende ampiamente definite e che riguardavano il rilascio dei permessi di compatibilità paesaggistica, in zone sottoposte a vincolo, di competenza della Soprintendenza di Roma, facente capo all’allora responsabile architetto Giovanni Fatica.
Che i difensori del Chiavarino intendano far passare il messaggio della sussistenza del medesimo schema concussivo, a suo tempo ipotizzato dalla Procura di Viterbo, è strategia processuale legittima che non mi permetto di sindacare.
E’ tuttavia doveroso precisare che le due vicende, quella ancora sub iudice e quella invece definita, non hanno nessuna contiguità, se non in una parziale coincidenza degli attori principali.
Assumersi persona offesa del reato di concussione, piuttosto che concorrente necessario in quello di corruzione, è operazione logica che, in questa vicenda, sinceramente, mi lascia perplesso anche se rispettabile come qualsiasi strategia difensiva, che tuttavia rimane tale.
Mi auguro che a questo punto sullo Scapigliati cali l’oblio e che gli sia consentito di tornare a una vita che sia degna di questo nome, trattandosi di un valente professionista nel suo settore e un soggetto ad oggi completamente riabilitato avendo peraltro, proprio in questi giorni, brillantemente completato il proprio percorso mediante, unico tra gli imputati, la completa espiazione della pena in regime alternativo alla detenzione.
Marco Russo
Avvocato di Massimo Scapigliati

