Viterbo – “Ci costituiremo parte civile”.
A dichiararlo è Antonio Ingroia all’udienza preliminare per la vicenda di Attilio Manca. Ingroia, insieme all’avvocato Fabio Repici, rappresenta i familiari del medico siciliano, trovato morto il 12 febbraio 2004 nella sua casa a Viterbo. Manca aveva 35 anni e lavorava a Belcolle.
I familiari sostengono da sempre la tesi del delitto di mafia: l’urologo potrebbe aver operato il boss Bernardo Provenzano a Marsiglia ed essere stato ucciso in quanto testimone scomodo.
Per la procura di Viterbo, invece, Attilio è morto per overdose: due iniezioni di eroina mista a tranquillanti.
Stamattina l’udienza preliminare per l’unica imputata: la romana Monica Mileti, accusata di aver ceduto ad Attilio la dose letale. “Se si dovesse discutere chiederò un rinvio – afferma Ingroia -. Vogliamo consentire di essere presente anche al collega Fabio Repici, che ha seguito il caso fino all’inizio”.
Con l’ex pm c’è il fratello di Attilio, Gianluca Manca. “Ci costituiamo parte civile perché credo sia d’obbligo usare ogni strumento procedurale per cercare la verità – afferma il fratello della vittima -. In dieci anni la procura di Viterbo non ha mai fatto indagini, se non lacunose e superficiali. Cercare la verità a 360 gradi è il compito della magistratura. Noi bussando alla procura di Viterbo abbiamo ricevuto solo porte in faccia”.
L’udienza preliminare, fissata per stamattina alle 10,30, è stata rinviata alle 12.


