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Consigli di circoscrizione, tutto da rifare?

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Il consiglio comunale

Il consiglio comunale 

Marco Metelli con Chiara Frontini

Marco Metelli con Chiara Frontini 

Viterbo – Dovevano essere nominati entro tre mesi dall’insediamento dell’amministrazione Michelini, invece sono stati scelti dopo sette, ma nonostante il centrosinistra abbia avuto tutto il tempo di ponderare con cura i nomi da scegliere per i consigli nelle ex circoscrizioni di Grotte Santo Stefano, Bagnaia, Roccalvecce, e San Martino, qualcosa è comunque sfuggito.

L’altro ieri il consiglio comunale ha votato cinque nomi per ciascun ex comune, tre di maggioranza e due di minoranza. Dimenticandosi un piccolo, roseo particolare: la giusta rappresentanza di genere nei rispettivi consigli.

Tanto il regolamento approvato dalla precedente amministrazione, quanto la delibera con cui i componenti sono stati eletti, ricorda l’articolo 3 dello statuto comunale, che recita: “Il comune al fine di garantire le pari opportunità tra uomini e donne, garantisce la presenza di entrambi i sessi nella giunta, negli organismi collegiali non elettivi, nonché negli enti, nelle aziende e istituzioni dipendenti dal comune, in quanto totalmente partecipati o controllati dal comune”.

Non ci voleva molto. E’ scritto. Nella delibera addirittura l’articolo è citato due volte. Bastava leggere.

Invece i consiglieri di centrosinistra hanno votato, quelli del Pd facendo anche incavolare il segretario comunale Stefano Calcagnini perché non si sono attenuti alle indicazioni del partito, senza troppi problemi. Il rosa va poco di moda a palazzo dei Priori.

Al punto che le uniche due donne presenti, sono una a San Martino al Cimino, Chiara Gnignera, voluta dal Partito democratico e l’altra a Bagnaia, ma votata dall’opposizione, Cristiana Varletta (Viterbo 2020).

Ma il rapporto fra generi andava rispettato in tutti i consigli di circoscrizione. E nemmeno dove c’è una donna la proporzione è rispettata appieno. Meglio di niente.

E adesso? Tutto da rifare? Calcagnini magari un po’ ci spera, avendo definito, almeno quelle fatte dai suoi uomini, nomine arbitrarie, ma è probabile che finisca tutto a tarallucci e vino. Almeno si spera, rosato.

Il regolamento, per le liste da presentare per le elezioni dei consigli, prevede nel caso in cui le proporzioni non siano rispettate, le liste stesse vadano ricusate.

In questo caso siamo nella fase transitoria, i componenti sono stati eletti dal consiglio comunale. Per i Democratici, però, la differenza non è molta e il dato politico è pesante.

Tutti ricordano il ricorso al Tar contro l’amministrazione Marini perché la giunta non aveva rappresentanti femminili all’interno. L’allora sindaco corse ai ripari facendo entrare Chiara Frontini e Maria Antonietta Russo.

Nel Pd hanno imparato in fretta che governare non è tutto “rosa” e fiori.

Dall’opposizione sono rimasti tutti piuttosto basiti: “Ci ha stupito molto – ricorda Chiara Frontini (Viterbo 2020) – che la maggioranza non abbia di fatto proposto nomi di donne, vista l’attenzione che storicamente hanno sempre posto sulla parità di genere.

Viterbo2020 ha nominato una donna, la prima degli eletti. Quindi una donna non solo perché è donna, ma perché si è misurata con il consenso sul territorio.

Detto questo, spero che tutto ciò non infici l’operatività dei consigli municipali perché se così fosse la maggioranza avrebbe responsabilità gravissime nei confronti dei municipi prima e delle pari opportunità poi”.

Se si dovesse ricominciare tutto daccapo: “Visto tutto il tempo che hanno impiegato per arrivare alla votazione – conclude Frontini – e senza nemmeno l’accordo del segretario comunale Pd Calcagnini, ora ricominciare tutto da capo sarebbe l’ennesima dimostrazione d’incapacità amministrativa di questa maggioranza”.

Giuseppe Ferlicca


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