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“Eri il migliore di noi”

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Il fratello di Paolo abbraccia il feretro

Andrea, il fratello gemello di Paolo abbraccia il feretro

La famiglia Lozzi: da sinistra la fidanzata, il fratello, la madre e il padre

La famiglia Lozzi: la fidanzata Martina, il fratello Andrea, la madre Ariana e il padre Roberto

I commilitoni di Lozzi

I commilitoni di Lozzi leggono il loro pensiero dall’altare

Luca, il fratello di Paolo Lozzi

Andrea, il fratello di Paolo Lozzi

La madre di Paolo Lozzi e la fidanzata

La madre di Paolo Lozzi e la fidanzata

La signora Lozzi con il ministro della Difesa Mauro

La signora Lozzi con il ministro della Difesa Mauro

Martina stringe la foto di Paolo

Martina stringe forte la foto di Paolo

La nonna di Paolo, con la foto del nipote in mano

La nonna di Paolo, con la foto del nipote in mano

Viterbo – (s.m.) – “Quando hai visto quell’azzurro hai sorriso, come sapevi fare tu”.

I commilitoni di Paolo Lozzi immaginano così il loro compagno. Sereno. Anche nell’ultimo volo finito con lo schianto che l’ha strappato ai suoi cari.

Era giovedì. Due giorni dopo, l’hangar 28esimo Tucano dell’Aves viterbese trabocca di persone venute a dire addio a quel 25enne determinato, che voleva diventare pilota. Sogni spezzati nello spazio di un attimo, insieme alla vita di Paolo e a quella dei suoi familiari. 

Stamattina erano tutti in prima fila per lui. La madre Ariana. Il padre Roberto. Il fratello Andrea, venuto dall’America, e la fidanzata Martina che, in onore di Paolo, indossano giacche mimetiche più grandi di loro. E anche lo strazio che provano è più grande dei loro vent’anni. Mentre Paolo era troppo piccolo per volare via.

Fuori dall’hangar, tra il vento gelido, Martina stringe al petto la sua foto.

I suoi compagni non l’hanno perso. Dall’altare, con gli occhi lucidi, ricordano i momenti passati insieme della loro lunga avventura  in divisa, iniziata nel 2007. “Ricordi quante ne abbiamo combinate? L’ansia per entrare in accademia, il tirocinio. Eri sempre lì a dimostrare quanto valevi e ci facevi piangere dalle risate. Dicevi che non ti dava fastidio niente. Ma sapevamo che eri intollerante a tutto”.

Paolo pieno di grinta. Paolo sorridente, che avrebbe voluto essere ricordato con un sorriso. Paolo che nella scelta della divisa, metteva in conto anche il sacrificio estremo. Lo diceva sempre ai genitori e l’arcivescovo Marcianò lo ricorda nell’omelia: “Sono un militare e devo essere pronto a morire. Mamma e papà, non dimenticatelo”. 

“Abbiamo avuto l’onore di averti come fratello – concludono i suoi compagni -. Eri il migliore di noi. Non ti lasceremo mai andare via. Ti porteremo con noi per vederti ancora cucinare e sentirti parlare della tua Lazio. Oggi ti diciamo solo arrivederci”.


Fotocronaca:  Il funerale –  Il funerale 2 – L’addio a Calligaris e Lozzi –  Camera ardente – Elicottero precipitato, i soccorsi – Il luogo dello schianto dell’elicottero – Recupero di un Ab 206

 


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