Viterbo – (e.c.) – “La Lega nazionale e gli ultimi martiri del Risorgimento. Trieste 1945-1953”.
E’ questo il titolo della mostra che sarà inaugurata domani alle 12 nella sala Anselmi, in via Saffi.
La mostra vuole rievocare il sacrificio dei sei patrioti triestini che difesero l’italianità della loro città e furono decorati con la medaglia d’oro al merito civile.
A presentare la manifestazione il presidente della Provincia Marcello Meroi, il presidente nazionale del Comitato 10 febbraio, Michele Pigliucci, i rappresentanti provinciali del Comitato 10 febbraio, Silvano Olmi e Maurizio Federici.
“Sono contento – afferma Olmi – di aver avviato una collaborazione con la Provincia e aver ottenuto il patrocinio del Comune di Viterbo. La mostra sarà allestita oggi pomeriggio e inaugurata domani. Nella stessa occasione saranno presentati due libri sui fatto che hanno avuto luogo a Trieste e i martiri delle foibe”.
Viterbo sarà la prima tappa, la seconda si terrà nella Camera dei deputati.
“Spero – continua Olmi – che non succeda ciò che è successo nel 2013 e cioè che le tv nazionali hanno sottaciuto questo evento. Riteniamo sia giusto ricordarlo e stiamo pensando di avviare una raccolta firme per sollecitare i media nazionali.
Inoltre – conclude – un appello: la legge 2004, con la quale è stata riconosciuta questa giornata, limitava a 10 anni il riconoscimento delle medaglie commemorative. Chiediamo di riaprire questo limite”.
Tra i martiri ci furono anche dei viterbesi.
“Carlo Celestini – racconta Federici – fu il primo viterbese di cui si ha notizia morto nelle foibe. Spedì una cartolina ai suoi genitori in quei giorni di tensione. Poi di lui non si seppe più nulla. E’ importante ricordare e Viterbo è fra le prime città ad aver portato avanti il discorso delle foibe”.
Gli fa eco il presidente nazionale del Comitato 10 febbraio, Pigliucci.
“Dobbiamo mantenere viva la memoria, sono pagine di storia che vanno recuperate e da cui dobbiamo trarre insegnamento. Trieste in quel tempo era contesa e faceva parte di una scacchiera ben precisa e la volontà popolare non contava nulla. Il popolo italiano si è sentito unito per una causa superiore”.
“Quelle persone – spiega Meroi – difendevano la loro italianità e non un territorio spartito politicamente. Ho voluto fortemente aderire a questa iniziativa, specialmente in un momento come questo in cui artisti come Simone Cristicchi sono stati attaccati per aver messo in scena uno spettacolo sull’argomento all’unico scopo di riportare alla memoria quei fatti”.




