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Il giorno dell’addio a Calligaris e Lozzi

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La camera ardente di Paolo Lozzi

La camera ardente di Paolo Lozzi

La camera ardente di Paolo Lozzi

La camera ardente di Paolo Lozzi

La camera ardente di Giangiacomo Calligaris

La camera ardente di Giangiacomo Calligaris

La camera ardente di Giangiacomo Calligaris

La camera ardente di Giangiacomo Calligaris

La camera ardente di Giangiacomo Calligaris

La camera ardente di Giangiacomo Calligaris

Il generale Giangiacomo Calligaris

Il generale Giangiacomo Calligaris

Al centro il ministro Mauro e a destra il generale Calligaris

Al centro il ministro Mauro e a destra il generale Calligaris

Paolo Lozzi

Paolo Lozzi

Viterbo – Sarà chiesto il parere di un esperto sulle cause dello schianto dell’elicottero Ab 206.

A giorni, il pm Chiara Capezzuto affiderà a un consulente l’incarico di accertare la dinamica dell’incidente aereo che ha stroncato il generale Giangiacomo Calligaris e il tenente di Montefiascone Paolo Lozzi.

57 anni il primo, da pochi mesi comandante dell’Aves, 25 il secondo, che sognava un futuro da pilota. Due vite spezzate nell’ultimo volo di mercoledì pomeriggio tra i cieli di Tuscania e Monte Romano, quando l’elicottero ha perso rapidamente quota per trovare il violento impatto con la terra e uccidere all’istante i due militari (fotocronaca del luogo dell’incidente).

Doveva essere un volo d’addestramento. Niente più che un’esercitazione di routine per il generale Calligaris, reduce da missioni in Iraq, Afghanistan, Kosovo e altri teatri di conflitto. Ma l’Ab 206 ha tranciato i cavi dell’alta tensione. Una distrazione o una fatalità che è diventata il punto di partenza dell’inchiesta aperta dagli inquirenti viterbesi. Causa o forse conseguenza dell’incidente.

Perché non è detto che lo schianto del velivolo sia imputabile all’urto con i cavi dell’alta tensione. Si valuta anche la pista dell’errore umano. Una possibile manovra azzardata o una deviazione imprevista dalla rotta che potrebbe aver reso inevitabile la collisione con i fili elettrici. Ma un’altra ipotesi è che l’elicottero abbia tranciato i cavi mentre era già in caduta libera, magari per un guasto o altri motivi che spetterà al consulente stabilire.

Due le inchieste aperte sul tragico episodio: una della procura di Viterbo, l’altra delle autorità militari. Parallelamente agli accertamenti tecnici che gli inquirenti avvieranno nei prossimi giorni, scatteranno le verifiche della commissione di investigazione dell’Aves.

Dopo il sopralluogo di giovedì mattina, con carabinieri, vigili del fuoco e personale dell’esercito, il pm Capezzuto ha disposto il sequestro dell’area in cui è avvenuto lo schianto. Una zona impervia, impossibile da raggiungere da terra, sorvolata e monitorata da un drone per scattare foto e girare filmati.

Anche i vigili del fuoco hanno realizzato una ripresa dell’elicottero incagliato nel fosso, tra rovi e fango (fotocronaca del recupero di un Ab 206). Ieri mattina l’hanno consegnata al magistrato, prima dell’autopsia sui corpi straziati dei due militari, eseguita dal dottor Grande.

Dopodiché,  la camera ardente alla base Aves nel tardo pomeriggio (fotocronaca Camera ardente). Un via vai di parenti, dalle 19,30 alle 22, ha affollato la sala con le bare del generale e del tenente poste una davanti all’altra. Un afflusso che è continuato anche stamattina, prima delle esequie.

Oggi sarà il giorno dell’addio. Alle 11, l’hangar Tucano dell’aeroporto militare di Viterbo, sulla Tuscanese, accoglierà i due feretri per i funerali. Atteso alla cerimonia anche il ministro della Difesa Mario Mauro, che aveva incontrato il generale Calligaris a luglio, durante la sua visita all’Aves di Viterbo

Dopo le esequie, la salma di Lozzi sarà portata a Montefiascone, città natale del giovane tenente. Alla sala consiliare del comune sarà allestita un’altra camera ardente. Fino ai funerali in forma privata di domenica pomeriggio alle 15,30, nella cattedrale di Santa Margherita a Montefiascone. A officiare la cerimonia sarà il parroco don Luciano Trapè, affiancato, probabilmente, da altri sacerdoti della parrocchia.

Calligaris e Lozzi sono stati promossi al grado superiore, rispettivamente generale di corpo d’armata e capitano

Per oggi, i comuni di Viterbo e Montefiascone, città natale del giovane tenente, hanno indetto una giornata di lutto cittadino, con bandiere a mezz’asta negli uffici pubblici e un minuto di raccoglimento nelle scuole.


Chi era il generale Giangiacomo Calligaris

L’ufficiale generale proviene dai corsi regolari d’accademia ed in particolare dal 156º corso. Nato come ufficiale dei Bersaglieri ha prestato servizio presso il 2º Reggimento “Governolo” in Legnano e nella circostanza ha partecipato alle missioni in Libano Italcom 1 e Italcon 2 (1982-1983). Nel 1985 entra a far parte dell’Aviazione dell’Esercito nell’ambito del 28º Gruppo squadroni “Tucano” dove si occupa di tutta l’organizzazione operativa del reparto. Alla fine degli anni ’80 e inizi degli anni ’90 frequenta il Corso di Stato Maggiore ed il Corso Superiore di Stato Maggiore presso la Scuola di Guerra di Civitavecchia.

Nel 1992 entra a far parte dello Stato Maggiore dell’Esercito dove svolge diversificati ruoli nel settore della formazione. Nel 1994 diviene Comandante del 49º Gruppo elicotteri d’attacco presso il 5º Corpo d’Armata e nel 1998 Comanda il 6º Reggimento bersaglieri in Bologna. Nel 1999 ha partecipato quale Capo delle Joint Implementation Commision all’Operazione “Joint Guardian” in Kosovo. Nel 2000 diventa Capo Ufficio Dottrina Addestramento Regolamenti e Sport dello Stato Maggiore dell’Esercito.

Nel 2004 partecipa all’operazione Antica Babilonia in Irak con l’incarico di vice-comandante dell’Italian Joint Task Force IRAK. Nel 2005 assume l’incarico di comandante della Brigata aeromobile “Friuli” in Bologna e nel 2007 diventa Capo del Reparto Operazioni del Comando Operativo di vertice Interforze in Roma. Nella circostanza è stato il coordinatore delle operazioni “Isaf” in Afghanistan, in Chad (evacuazione di connazionali) ed Haiti (terremoto), nonché delle operazioni inerenti alla Primavera Araba quali l’evacuazione di connazionali dalla Tunisia, dall’Egitto e dalla Libia. Per quest’ultima ha anche pianificato l’inserimento del contingente nazionale in “Odissey Down” e successivamente in “Unified Protector”. Il 1º marzo 2013 ha assunto l’incarico di comandante dell’Aviazione dell’Esercito. Sul territorio nazionale ha partecipato all’Operazione Vespri Siciliani, all’Operazione “Riace”, “Calabria” e “Salento”.

Ha conseguito due lauree ed un Master. Ha ottenuto importanti riconoscimenti nazionali quali la Croce d’Oro, la Croce d’Argento e la Croce di Bronzo al merito dell’Esercito e numerose onorificenze internazionali tra le quali si mensionano la medaglia “Meritorius Service Medal” degli Stati Uniti d’America e la medaglia “Military Cooperation Consolidation Medal” della Federazione Russa.

È Cavaliere dell’Ordine al merito della Repubblica Italiana, Commendatore con Spade dell’Ordine pro merito melitensi, Commendatore al Merito del Ordine costantiniano di San Giorgio e Commendatore dell’Ordine di San Silvestro Papa.

È stato insignito dell’Ordine Accademico Tiberino per meriti nel campo della Difesa.


Chi era il tenente Paolo Lozzi

Paolo Lozzi era nato 25 anni fa a Montefiascone. Aveva frequentato il 189esimo corso dell’Accademia militare e conseguito il brevetto di pilota militare di elicottero nel luglio 2013. Era ufficiale frequentatore di corso presso il Centro addestrativo aviazione dell’esercito dall’agosto 2012.

Lozzi, durante la sua formazione militare, aveva frequentato i corsi Nbc, patente di guida per blindo conseguita presso la Scuola di cavalleria di Lecce, corso di pilota di elicottero presso la Scuola di volo dell’aeronautica militare di Frosinone.

Frequentava il corso avanzato piloti Aves 2013 “Eridano” (piloti osservatori Esercito), che consisteva in una serie di attività addestrative per un totale di 100 ore di volo circa a bordo dell’elicottero AB-206, finalizzato al conseguimento del brevetto con l’elicottero NH-500.

Mercoledì 23 gennaio, l’incidente mortale che lo ha visto coinvolto insieme al generale Giangiacomo Calligaris. Per cause ancora da accertare l’elicottero Ab206 è precipitato mentre i due militari erano in volo. Lozzi stava svolgendo la fase tattica prevista dal programma addestrativo dell’Aves, al momento dell’incidente.

Il capo di Stato maggiore della Marina, ammiraglio di squadra Giuseppe De Giorgi, a nome della Marina militare e suo personale, ha espresso ai familiari del generale Giangiacomo Calligaris e del tenente Paolo Lozzi, all’Esercito e in particolare alle sua Aviazione, la sua affettuosa vicinanza e partecipazione per il gravissimo lutto che li ha colpiti.


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