Nepi – Le era piombato in casa con la scusa di proporre un contratto dell’energia elettrica. Ma dopo pochi minuti l’avrebbe immobilizzata contro il muro e palpeggiata.
Il tribunale di Viterbo ha condannato a un anno, otto mesi e venti giorni il rappresentante porta a porta 26enne arrestato il 30 agosto scorso per violenza sessuale.
Succedeva a Nepi. I carabinieri raccolsero l’appello disperato di una ragazza: “Correte! Hanno cercato di violentarmi!”. Lei, 25enne come all’epoca il rappresentante, era riuscita a divincolarsi e a chiamare prima il padre, poi il 112.
Ai militari dell’Arma, coordinati dal maresciallo Michele Ridente, aveva spiegato l’intera scena: lui che suona al campanello, le propone un contratto per l’energia elettrica che lei rifiuta. Ma anziché girare i tacchi, il ragazzo entra in casa, accenna qualche complimento e allunga le mani. Questo racconta la giovane nella denuncia sporta in caserma, dopo essere sfuggita alle avances insistenti del suo coetaneo.
Per il ragazzo scattano le manette. Prima carcere, poi arresti domiciliari. Fino a stamattina, quando il collegio presieduto dal giudice Eugenio Turco (a latere Rita Cialoni e Silvia Mattei) ne ha disposto la liberazione.
Per lui, il pm Fabrizio Tucci aveva chiesto tre anni di reclusione, diminuiti a due per il rito abbreviato, e considerando tutti i reati contestati. Violenza sessuale, ma anche violazione di domicilio e lesioni, per lo stato d’ansia provocato alla ragazza, costretta ad andare al pronto soccorso in piena notte in preda a un attacco di panico. Danni per i quali l’avvocato di parte civile Ornella Rufini aveva chiesto una provvisionale di 10mila euro.
La difesa, rappresentata dall’avvocato Ennio Sciamanna ha chiesto, invece, l’assoluzione per on aver commesso il fatto o, eventualmente, per insufficienza di prove. A detta del difensore, infatti, il ragazzo era stato identificato attraverso una descrizione sommaria e imprecisa della 25enne, con qualche particolare poco conforme ad abbigliamento e aspetto fisico. In definitiva, secondo quanto sostenuto dal legale, poteva essere stato chiunque altro a entrarle in casa e a metterle le mani addosso. Considerando anche il fattore tempo: in soli dieci minuti – tanto sarebbe passato tra il fatto e la chiamata ai carabinieri – il ragazzo aveva fatto in tempo a scappare e a continuare i suoi giri di lavoro.
Una tesi che i giudici non hanno accolto, ritenendo il rappresentante responsabile sia della violenza sessuale sia della violazione di domicilio. Assolto, invece, con formula piena dall’accusa di lesioni.
Alla vittima, il ragazzo dovrà versare 3mila euro di risarcimento.
